FRASE CELEBRE

"Il ciclismo mi mancherà certo, ma anche io, ne sono convinto, mancherò al ciclismo".

Marco Pantani


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giovedì 20 maggio 2010

GIRO 1954: La favola rosa di Carlo Clerici


La tappa di ieri ha fatto rinvenire alla mente, soprattutto agli appassionati più anziani, la favola di Carlo Clerici che proprio all'Aquila il 27 maggio del '54, indossò la maglia rosa al termine di una fuga incredibile. Anche allora, come oggi, il gruppo viveva di un dualismo; se la sfida odierna annunciata è tra Evans e Vinokourov, allora il Giro sembrava una lotta tra l'elvetico Hugo Koblet e il grande Fausto Coppi. La sesta frazione di quell'anno portava da Napoli all'Aquila un percorso ondulato ideale per una sfida tra i grandi. Eppure, nell'indifferenza più totale, partì una fuga di 5 corridori tra cui l'italo-svizzero Carlo Clerici, allora 24enne. Nonostante Clerici fosse compagno di Koblet fu proprio il direttore della loro squadra (la Condor), il leggendario Learco Guerra, a incitare Carlo durante il suo eroico tentativo. Talmente eccitato e conscio della grande occasione avuta, Clerici non lasciò neppure la tappa al compagno di fuga Assirelli conquistando tutto: vittoria e maglia rosa. Il gruppo imprudente transitò con ben 34' di ritardo. Ciò nonostante ben pochi pensarono che il buon Clerici potesse impensierire i favoriti per la vittoria finale, in un Giro (il più lungo della storia con i suoi 4337 km totali) che prevedeva proprio come quest'anno numerose salite terribili. Eppure Clerici corse con intelligenza centellinando le energie e arrivando ai piedi delle Alpi con un vantaggio pressoché inalterato. Coppi quell'anno non brillò viste le delicate vicende personali che lo colpirono in quei mesi (il divorzio causato dalla relazione con la famosa Dama Bianca) e riuscì a portare a casa solo la maglia di miglior scalatore. Koblet invece, capito ormai che c'era poco da fare, aiutò il suo gregario divenuto capitano a non staccarsi in salita. La penultima tappa sorrise ancora a Clerici, il quale approfittò di uno degli episodi più clamorosi che il ciclismo ricordi: lo sciopero del Bernina. Il gruppo, per un contenzioso economico con gli organizzatori della corsa, inscenò una clamorosa protesta: scalò la durissima salita ad un andatura turistica consegnando di fatto il Giro ad un incredulo Clerici. Se l'episodio accaduto nel 1954 può essere paragonato a questa prima parte di Giro sicuramente a qualcuno può venire più di un grattacapo. Possibile che con una fuga da lontano si possa vincere una corsa lunga come il Giro d'Italia? E' quello che cercheremo di capire nei prossimi giorni anche se la maglia rosa di Porte oltre a venti minuti di vantaggio in meno rispetto a Clerici dovrebbe sperare in qualche altra situazione favorevole per fare sua la corsa. Ci credete in uno sciopero del gruppo sul Gavia o sul Mortirolo? Noi non lo crediamo possibile, ma mettiamo in guardia chi vuole vincere la corsa: non sottovalutate Porte!
(tratto liberamente da sportvintage.it)

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