FRASE CELEBRE

"Il ciclismo mi mancherà certo, ma anche io, ne sono convinto, mancherò al ciclismo".

Marco Pantani


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venerdì 30 luglio 2010

Le pagelle del Tour 2010



CONTADOR 8: Vince il suo terzo Tour de France per 39" e non per un salto di catena. Non è al meglio e si vede, nonostante questo vince; e ciò la dice lunga sulla sua superiorità. Questa maglia gialla l'ha dovuta sudare, lottando contro Schleck e contro se stesso, una volta resosi conto di non avere la supremazia del 2009. Con intelligenza si gestisce e non molla un metro in salita; quando scatta non stacca, però intimidisce. E tanto basta. Si dimostra leader della squadra e un campione maturo: a 27 anni si conferma il numero uno al mondo; anche se i rivali crescono anno dopo anno, ma è anche vero che non si conoscono i suoi veri limiti. Vince il Tour nella "stagione più difficile" e l'albo d'oro parla per lui. SIMPLY THE BEST

A.SCHLECK 8: Stesso voto della magia gialla, 39" sono un istante, ma segnano la differenza tra gloria e rimpianto. Andy in salita va forte, impressiona per talento, sicurezza e solidità, eppure lo scopriamo ancora immaturo, ragazzino viziato quando sulle alpi non attacca e cerca di innervosire Contador perdendo una buona occasione per attaccare. 39" lasciano l'amaro in bocca su quel secondo gradino del podio, con quella maglia bianca che di anno in anno diventa sempre più stretta e con un Contador che quest'anno ha visto sempre da vicino in salita. Nonstante una tattica opinabile, vince due tappe prestigiose e veste 7 giorni la gialla. Il frutto del suo talento è promettente e succoso; atttendiamo un'altra primavera perchè maturi definitivamente. PETER PAN

TOUR DE FRANCE 5,5: Giro e Vuelta crescono, innovano, inventano ed entusiasmano anno dopo anno cercando di colmare il gap col Tour, che resta comuque la corsa numero 1 al mondo per prestigio e campioni al via. Il prestigio però non fa spettacolo. La Grande Boucle rimane sul proprio piedistallo dorato guardando tutti dall'alto con superiorità e aria snob tipicamente francesi; si specchia nella propria storia centenaria, con pomposità, proponendo però un percorso poco emozinante con salite obsolete e non in grado di fare grande selezione. I momenti più entusiasmanti sono stati il pavè e il Tourmalet (unico vero arrivo in salita), il salto di catena, lo sgarbo di Contador a Vino e polemiche conseguenti. La tappa con Peyresurde, Aspin e Tourmalet nei primi km e l'Aubisque a 60 km dall'arrivo è il suggello di una corsa che sa di stantio e non scalda gli animi. E' triste da dire ma la maggior parte delle frazioni sono state il viatico migliore alla pennichella pomeridiana. QUESTA E' UN CORSA PER VECCHI

BASSO 5: Il ritorno al Tour non è andato secondo le rosee previsioni di inizio luglio. Dopo il Giro vinto a maggio e la completa resurrezione ci doveva provare. Nella prima settimana dimostra di non avere la gamba per il podio o i primi 5. La bronchite e la febbre poi lo tolgono di mezzo anche dalla lotta per i dieci. Paga le fatiche del Giro e una preparazione mal impostata e non cresce fisicamente, bensì affonda. Resta il rimpianto perchè un Basso stile Zoncolan e Mortirolo avrebbe potuto lottare per il podio e sognare qualcosa di più. Anche se poi, come accaduto al Tour, svegliarsi dal sogno e fare i conti con la realtà può essere doloroso. Gli fa onore essere arrivato a Parigi nonostante i guai fisici. Basso è caduto in questo Tour, ma l'impressione è che ne farà tesoro e si rialzerà come ha dimostrato di saper fare. LA CADUTA DELLE AQUILE


EVANS 6-: Se dovessimo basarci solo sulla generale per valutare il Tour dell'australiano ne sarebbe conseguenza un giudizio impietoso. Dopo il quinto posto al Giro Cadel non sale sul podio neppure al Tour de France. Ma più che per demeriti personali l'austaliano deve recriminare con la malasorte: nella tappa di Morzine si frattura il gomito cadendo ciò nonostante conclude la frazione e indossa la maglia gialla che non riesce a mantenere il giorno successivo. Seppur dolorante Cadel stringe i denti addirittura per dodici tappe pur di arrivare a Parigi. ULTIMO DEI MOHICANI


MENCHOV 7.5: Questo atleta russo magari non saprà entusiasmare i tifosi per le sue doti ciclistiche ma è pur sempre protagonista in almeno un grande Giro ormai da sei stagioni. Ha il grande merito di essere il primo in classifica degli umani riuscendo a salire finalmente su un podio che nel 2008 era arrivato solo a tavolino. In montagna, Tourmalet apparte, è sempre nelle primissime posizioni, a cronometro è una garanzia e sul pavè sa destreggiarsi. TUTTOFARE

CAVENDISH 8: Dopo le prime due volate sfortunate perse contro Petacchi, si sblocca e una volta ottenuto il primo successo non si ferma più arrivando a 5 vittorie. Ha la squadra più forte che lavora al meglio per lui, ma Cannonball sul rettilineo finale si fa trovare sempre pronto e la sua accelerazione esplosiva è bruciante e impressionante. Gli sfugge la maglia verde anche quest'anno, ma si riprende il titolo virtuale di velocista più forte al mondo. FLASH

ARMSTRONG 5: Quando taglia il traguardo sul Tourmalet nel silenzio, la nebbia e nell'indifferenza del pubblico e dei media, si capisce che un'era è finita. I riflettori ora sono puntati altrove e Lance deve fare i conti con la realtà: la sua carriera è giunta al capolinea ed è ora di abdicare. Deve girare pagina e cercare nuove sfide. Questo per lui è il Tour di troppo, che onora e porta termine nonostante le batoste, e i 39 anni, ma la sua ambizione questa volta lo ha portato a voler volare troppo in alto: vicino al sole. ICARO

RODRIGUEZ OLIVER 7: Uomo da classiche che chiude il Tour nei primi dieci alla prima partecipazione. Alla Vuelta nel 2008 e 2009 ha chiuso nei 10, ma non è proprio la stessa cosa; anche se il Tour sonnacchioso di quest'anno lo favorisce. In salita regge come non mai, l'aria russa che respira in casa Katyuscha deve avergli fatto bene, in Casse d'Epargne era forse troppo sacrificato per Valverde, anzi "Piti". Chiude 8° con un successo di tappa che strappa al re Contador in volata. Senza dubbio è il Wiggins del 2010, non sapendo se sia un complimento, una minaccia o una maledizione. REBUS

LIQUIGAS 4.5: Giro sugli scudi come squadra italiana più forte, impersonando il motto "padroni a casa nostra". Nell'internazionalità del Tour, cade nell'anonimato, con zero tappe vinte, un Basso esausto e Kreuziger nei dieci, ma molto lontano dai big e dalle promesse di inizio Tour. La squadra corre nella mediocrità, a centro gruppo, senza attaccare e senza lasciare il segno, passano e basta sulle strade francesi. In più Oss e Quinziato portati per aiutare Basso sul pavè non riescono ad aiutare il capitano. Unica nota positiva questo Oss-o duro, che promette scintille in futuro; per il resto calma piatta. ASSENTI INGIUSTIFICATI

CHAVANEL 6,5: Vince due tappe, tra cui quella storica del Fairplay, e indossa la maglia gialla. Si dimostra uomo di sacrificio, attaccante nato e mai domo. Nelle montagne vere si spegne, ma sulle strade vallonate francesi è l'idolo di casa e quando c'è bagarre lui è in prima fila, come le teste calde che cercano le risse nei pub. HOOLIGAN

VAN DEN BROECK/GESINK/HESJEDAL 7: Questi tre corridori hanno in comune la stazza robusta e l'altezza vicina al 1.90 che non favorisce di certo nelle prove a crono e in salita. Ciò nonostante tutti e tre hanno corso alla grande trasformandosi in questo Tour da perfetti sconosciuti a ciclisti in grado di essere competitivi in una grande corsa a tappe. Dal prossimo anno anche loro dovranno essere guardati con un occhio di riguardo da chiunque. PIACEVOLI SORPRESE

SASTRE 4,5: La Cervèlo lo vorrebbe alla Vuelta. Quando si dice arrivare alla frutta. Carlos dopo un Giro sfortunato e inconcludente, dove chiude comunque 8° grazie alla furbata dell'Aquila, al Tour non si riscatta. Prima cerca di fare classifica, poi quando capisce che si stacca da venti corridori cerca invano la vittoria di tappa. con tanto coraggio ma poca lungimiranza, ciccando sempre la fuga giusta. Il bagno maria che si fa nella tappa del Tourmalet rimanendo tra gruppo e fuggitivi e gruppo per 60 km sfindendosi senza ragione fa capire come sia stato fuori dalla corsa. Si farà ricordare però per una frase da vecchio saggio:"stiamo correndo un ciclismo da bambini". Monito interessante. E' giunta la fine? SUL VIALE DEL TRAMONTO

PETACCHI 8: 36 anni e non sentirli. Alejet è tornato a volare sui cieli di Francia portando a casa una maglia verde che l'Italia aveva conquistato solo nel 1968. Una grande impresa sopratutto al cospetto di due rivali agguerriti come Cavendish e Hushovd. Petacchi torna a casa con un simbolo importanissimo che salva la magra spedizione italiana altrimenti destinata al fallimento. La costanza dello spezzino (sempre tra i primi 3 in volata ad eccezione della tappa di Montargis) e l'abilità ad anticipare gli sprinters più giovani gli hanno consentito di far sua anche l'ultima maglia della classifica a punti (in un grande Giro) che mancava al suo folto palmares. EVERGREEN


CUNEGO 6: Anche in questo Tour Damiano ha confermato la teoria che da un ciclista come lui è difficile farsi aspettative. Dopo una partenza terribile con due cadute che gli costano quasi mezz ora di ritardo Damiano sembra fuori forma anche sulle Alpi quando a Morzine giunge a 20' dai primi. Quando tutti lo danno per finito Cunego si riscatta andando in fuga nella tappa della Madeline dove chiude terzo. E'l'inizio di una nuova corsa per il veronese che saprà tenere le ruote dei migliori sui Pirenei e riprovare la fuga nella tappa di Pau dove chiude quarto. A fine Tour sarà il migliore degli italiani in classifica generale nonchè quinto miglior scalatore. CAMALEONTE

CHARTEAU 6,5: Questo 31enne francese sembrava destinato ad una carriera anonima fino a quando quest'anno non si è trovato in fuga nel tappone alpino della Madeline dove è transitato per primo prendendosi inaspettatamente la maglia a pois. Nonostante le dichiarazioni di facciata ("cercavo solo la fuga") Charteau battaglierà per questa maglia prima con Pineau e poi con Cunego e Moreau portandola fino a Parigi grazie ad alcune fughe ben orchestrate. LA VITTORIA DELLA VITA


CANCELLARA 7,5: Dopo Contador e Schleck è lo svizzero il grande protagonsita del Tour 2010. Subito in giallo dopo il prologo di Rotterdam si trasforma in uno sceriffo quando con grande autorità decide di neutralizzare la tappa di SPA consentendo al capitano Schleck di recuperare dopo la caduta. Sul pavè di Aremberg è nuovamente il migliore e il suo lavoro prezioso consente a Schleck di presentarsi sulle Alpi con un leggero vantaggio sugli avversari. Oltre ai sei giorni in maglia gialla e un eccellente lavoro da gregario Fabian fa sue da dominatore entrambe le prove contro il tempo previste. LOCOMOTIVA UMANA

VINOKOUROV 7: E' proprio vero: più invecchia e più il Vino diventa buono! A 37 anni partecipa a questo Tour come gregario di lusso e cacciatore di tappe. Nonostante un Giro d'Italia corso ad alti livelli il kazako riesce ad aiutare Contador e a mantenersi allo stesso tempo nei primi posti della generale. Nella tappa di Mende viene beffato dal proprio capitano dopo una lunga fuga ma non fa una grinza, riparte e con un numero incredibile vince in solitaria l'indomani a Revel. Terminerebbe tra i primi dieci se non fosse per il Tourmalet dove accusa gli sforzi di un Tour generosissimo. E' comunque in classifica il migliore dei ciclisti che hanno preso parte anche al Giro. ORGOGLIO INFINITO

SAMUEL SANCHEZ 7,5: E'un gran bel corrdore e lo ha dimostrato quest'anno consacrandosi anche nelle corse a tappe dopo il secondo posto nel 2009 alla contestatissima Vuelta vinta da Valverde. Il campione olimpico in carica corre il Tour sempre davanti prendendosi anche lo sfizio di precedere Contador e Schleck ad Ax 3 Domains dopo aver sfiorato il succeso di tappa a Morzine. Dopo aver involontariamente favorito Contador sul Bales per le sue grandi doti da discesista è addirittura eroico sul Tourmalet dove nonostante una brutta caduta conclude davanti al suo rivale Menchov. Un quarto posto finale che è più di un semplice piazzamento di consolazione. RIVELAZIONE


ASTANA 7: Corre da padrona un Tour che riesce a far suo quando la strada comincia ad inerpicarsi sotto i pedali del gruppone. Paolo Tiralongo sulle Alpi e David Navarro sui Pirenei sono stati più che semplici gregari e il loro forcing ha saputo mietere vittime illustri consentendo a Contador di vincere il Tour pur non essendo costretto ad attaccare quasi mai visto il grande lavoro di squadra. Unica pecca la gestione della tappa di Mende dove Contador avrebbe fatto meglio a non attaccare Vinokourov in fuga. CORAZZATA

WIGGINS 4: Avevamo detto che il Tour sarebbe stato arbitro della carriera di Bradley nelle corse a tappe. Il giudizio è impietoso: Wiggins sbaglia preparazione e chiude a Parigi al 24esimo posto a 40' da Contador. Che qualcosa non andasse nel Tour di Bradley si era capito già nel prologo dove è riuscito persino ad andare più piano di Basso chiudendo al 77esimo posto. Nella prima salita alpina cede a pochi km dalla vetta e da allora avrà bisogno di un binocolo per vedere i big sulle montagne. Grande delusione soprattutto per le dichiarazioni fastose della vigilia, se vuole tornare a vincere nel ciclismo farà meglio a riciclarsi come pistard. PESCE FUOR D'ACQUA

TIRALONGO 7: Vorremmo dargli 8, come il suo capitano Contador, per il quale lavora in modo sublime e geneneroso senza mai risparmiarsi. Sulla Madelaine e in generale sulle Alpi è l'uomo migliore di Contador in salita, tira a tutta finchè ne ha, interpretando al meglio il magnifico e poetico mestiere del gregario. Contador ha vinto il Tour, e deve molto alla squadra e al suo fedele e inesauribile gregario che quando la strada iniziava ad andare all'insù era sempre il primo in testa al gruppo. L'UOMO IN PIU'

Altri bocciati. Oscar Freire chiude a zero tappe, senza lasciare il segno e pregiudicato da problemi respiratori che lo costringeranno ad operarsi al naso; siamo sicurissimi si riprenderà giusto per i mondiali di Melbourne. Linus Gerdemann Capitano e uomo classifica della Milram solo sulla carta; ora che la squadra tedesca chiuderà i battenti potrebbe finire a fare il gregario in qualche big team. Boasson Hagen cerca di fare tutto: sprinter, finisseur, attaccante, ma non conclude nulla rimandendo nello scomodo limbo delle eterne promesse. Nocentini purtroppo non in forma dopo l'infortunio e Ballan a che non si può accontentare di un secondo posto.






lunedì 26 luglio 2010

Giù il sipario sul Tour de France 2010.

Mentre Cavendish sfrecciava sui Campi Elisi e conquistava la  sua 5a tappa in questo Tour, ci sono apparsi davanti agli occhi questi 22 giorni di corsa. Ricorderemo questo Tour de France per il duello Contador-Andy Schleck, per il mancato ruolo da protagonista di Ivan Basso, il braccio fratturato di Evans, il fairplay e lo sceriffo Cancellara, il salto di catena, il ciclismo buonista e a tratti ipocrita, la maglia verde di Petacchi, il tour di troppo di Armstrong. E lo spettacolo appena mediocre offerto. Eppure la fine, l'arrivo, porta con se la naturale malinconia di un traguardo raggiunto e della strada che finisce e che porta inevitabilmente a guardarsi indietro, al viaggio compiuto. La fatica, i sacrifici e i momenti difficili restano dentro, mentre il silenzio portato dallo spegnimento dei riflettori da modo di guardarsi dentro. Non c'è più l'onda lunga dell'asfalto, e dopo più di 3400 km è tempo di bilanci.

Lo è per Ivan Basso, che dopo la gloria ritrovata in patria tornava al Tour, la sua corsa, quella che lo rese grande quando da giovane promessa teneva la ruota di Armstrong, quando l'incotnro con Bjarne Riis gli cambiò la carriera, in positivo prima, in negativo poi. Ivan ci ha provato, ci ha messo grinta prima che la bronchite e la febbre gli facessero abbandonare ogni speranza. Ha patito le fatiche del Giro vinto a maggio e una condizione mai arrivata, oltre che la freschezza degli avversari. Ci riproverà statene certi. Non è uno scattista, bensì un maratoneta che per vincere ha bisogno di lavoro, sacrificio, studio e costanza. In questo Tour le cose sono andate male, ma le bastonate spesso fanno meglio di una carota. Basso è caduto, ma ha dimostrato di sapersi rialzare con stile.

Tempo di bilanci anche per Alessandro Petacchi. Alejet ha ripreso a volare, a 36 anni, vincendo due tappe e conquistando la maglia verde. Non accadeva dal Tour 1968, Bitossi. Certo Cavendish ha una marcia in più anche se l'esperienza di Petacchi ha pagato per portare a casa la maglia  a punti. Colorata di quel verde speranza; quella di non dover fare la cosa peggiore per un amante del ciclismo: riscrivere le classifiche. Causa doping. Resta un'ombra su questa maglia verde viste le indagini e le voci che giungono dalla procura di Padova, tornerà il sole? Nel frattempo questa maglia di Petacchi rappresentano il salvagente di salvataggio per un Tour altrimenti disastroso per i nostri azzurri. (A parte l'ottimo lavoro di Tiralongo; che ahinoi corrè con il nemico).

Per Andy Schleck una maglia bianca, che anno dopo anno va sempre più stretta. 39" sono pochi, pochissimi, salti di catena a parte Andy non dormirà tranquillo per qualche notte ripensando alla propria tattica psicologica attuata sulle Alpi. Contador non era al top, ma ha corso intelligentemente mascherando i propri limiti mentre Andy nonostante un potenziale incredibile a tratti è sembrato troppo sicuro, sprecone, arrogante, giocherellone, superficiale e immaturo, quasi un bambino viziato. Maturerà. Le sconfitte fanno crescere. Per ora un secondo posto onorevole e una dimostrazione di forza; atteso per i prossimi anni con più cattiveria.

Il terzo successo di Contador è stato il più sofferto. L'anno scorso dominò in salita, da padrone, dimostrando di non avere rivali quando la strada saliva. Nel 2007 vinse per 24" su Evans, ma era la giovane rivelazione che si imponeva sui campioni affermati. Era il nuovo che avanzava, e per questo i 39" di quest'anno sembrano molti meno in confronto a quei 24". In montagna non ha entusiasmato, mai staccato ma mai solo, a crono ha sofferto e ha trovato un rivale all'altezza sia fisicamente che psicologicamente che non è risucito a sconfiggere con convinzione. Chi vince però, ha sempre ragione, pur senza un successo di tappa e nonostante i soli 39" Contador ha meritato questo Tour per costanza e intelligenza. Lo gusterà, visto il sudore versato per conquistarlo. Per Alberto Contador questo 3°  successo al Tour è stato un pò come il primo amore: è stato troppo breve, sa che avrebbe potuto fare meglio, e non lo scorderà mai.

L'abbraccio sul podio tra i due sfidanti è la parola fine su tutto ciò che è successo prima. Il tempo dei bilanci finirà presto, e prenderà piede il desiderio di rimettersi in viaggio, verso nuove mete. I loro sguardi sul podio ci assicurano che non è finita qui, questo era solo l'inizio.

sabato 24 luglio 2010

Contador ipoteca il suo terzo Tour: ma se quei famosi 39''...



19 luglio 2010- Bagners de Luchon: sul traguardo finale nonostante il vano tentativo di recuperare in discesa, la maglia gialla Andy Schleck transita con 39'' di ritardo da Alberto Contador che gli strappa il simbolo del primato per soli 8''. Non è stato un attacco del madrileno a provocare il divario bensì un salto di catena, quasi una sciocchezza nell'era del ciclismo tecnologico, dovuta ad una progressione troppo brusca del lussemburghese.


24 luglio 2010- Pauillac: Alberto Contador transita per ultimo sul traguardo della cronometro individuale che sigilla il suo terzo centro alla Grande Boucle. Non è stata una bella prestazione del madrileno che ha guadagnato solo 31'' ad un generosissimo Andy Schleck, capace oggi di andare ben oltre ai suoi limiti contro il tempo. Classifica alla mano il lussemburghese è secondo nella generale a soli 39'' dal madrileno.


Abbiamo citato questi due episodi chiave per sottolineare ciò che in fin dei conti ha deciso questo Tour 2010: un salto di catena. Errore umano per carità, Schleck ha sbagliato e chi sbaglia paga come ognuno di noi ha imparato a sue spese. Consentiteci però di esprimere il rammarico di chi è rimasto incollato davanti al televisore a seguire ogni tappa per cercare di immaginare, di cogliere, di pronosticare il momento in cui il dualismo Contador-Schleck si sarebbe risolto a favore di uno dei due contendenti. Siamo rimasti delusi: la differenza non c'è stata e sarebbe bello che domani su quel gradino più alto del podio parigino potessero salirci entrambi: il pistolero madrileno e l'irriverente lussemburghese. Contador ha colto il suo terzo successo al Tour al termine di una giornata difficile, caratterizzata per lui e per il rivale da un forte vento che ha reso ancor più problematico rimanere in sella per 52 interminabili chilometri. Quando sul cancelletto di partenza alle ore 15:59 si affacciava Andy Schleck, la vittoria di tappa era già andata in archivio da più di tre ore, quando un imprendibile Cancellara era transitato a Pauillac con un impressionante tempo di 1h00'56'' distanziando il rivale tedesco Martin di appena 17 secondi. Il lussemburghese aveva dichiarato di voler spaccare la bicicletta riversando su di essa tutte le energie rimaste per inseguire un sogno, a detta di molti, irrealizzabile. Dopo 5 km Contador, partito 3' dopo il rivale, vanta un sensibile vantaggio nei confronti di Schleck. Sembra la tanto attesa prova di forza del madrileno che alla vigilia sembrava fosse in grado di rifilare almeno 1'30'' al suo avversario. Dopo 18 km il primo rilevamento lascia tutti di stucco: Andy Schleck ha 6'' di vantaggio sullo spagnolo ed è a soli 2'' dalla maglia gialla virtuale! Stupore e incredulità per tutti gli appassionatio di ciclismo di fronte all'ennesimo prodigio del miglior giovane della Grande Boucle. A questo punto ci si comincia a interrogare sulle cause di questa situazione alla luce delle prestazioni di tutti gli atleti. Schleck è 23esimo a 1'31'' da Cancellara dato che ci indica come il lussemburghese stia facendo una buona crono ma non eccezionale. E' Contador infatti ad apparire impacciato e non a suo agio nella giornata della resa dei conti. Le immagini della maglia gialla ci mostrano come dopo poche pedalate cambi sempre la posizione del bacino che anzichè rimanere in fondo alla sella viene spesso in avanti facendogli perdere potenza preziosa. Quando agli appassionati del Tour comincia a riaffiorare il ricordo di Fignon, che nel 1989 perse un Tour nell'ultima crono per soli 8'', il madrileno comincia a recuperare qualcosa. Nel secondo intertempo è Contador stavolta a disporre di 6'' di vantaggio su Schleck, margine ridotissimo che non consente nessuna distrazione. Negli ultimi km la fatica però si fa sentire soprattutto nell gambe di Schleck che cede qualcosa chiudendo al 44°posto in 1h07'10''. Contador al contrario decide di dare il tutto per tutto nel finale tanto da tagliare il traguardo in volata senza neppure esultare. Il calcolatore spagnolo appena saputo dei 31'' inflitti a Schleck scoppia in lacrime ed è bello che ad abbracciarlo ci sia proprio Vinokourov, il compagno nell'Astana che sembra averlo pienamente perdonato dopo lo sgarbo di Mende. Un altro abbraccio rimarrà nel ricordo di questa pazza giornata: quello tra Cancellara e Schleck, anche qui tra compagni di squadra con lo svizzero protagonista assoluto dell'intera corsa. Era stato proprio Cancellara (VEDI FOTO) ad indicare Schleck come sorpresa per la tappa di oggi e siamo sicuri che dietro alla bella prova di Andy ci sono state le precise e preziose indicazioni di zio Fabian, uno che di cronometro ne capisce.


E GLI ALTRI? Offuscati dalla lotta per la vittoria finale gli altri ciclisti hanno disputato la propria corsa con diverse motivazioni. C'era chi correva solo pensando a sfilare domani a Parigi, chi per mettersi un ultima volta in mostra prima dei titoli di coda, chi per provare a salvare la faccia e infine anche chi lottava guadagnare o mantenere qualche posizione in classifica. Promossi a pieni voti sicuramente i tedeschi Martin e Grabsch primi degli umani dietro alla locomotiva Cancellara. L'ottima prestazione di Grabsch ha consentito al tedesco di togliersi un ulteriore soddisfazione: per effetto di questo risultato ha relegato infatti l'italiano Adriano Malori all'ultimo posto nella generale cedendogli volentieri il titolo di "Lanterna Rossa" del Tour 2010. Ottima prova anche per Konovalovas che dopo la vittoria della crono finale al Giro 2009 chiude al quarto posto davanti a diversi specialisti. Bravo anche a Denis Menchov, di gran lunga il migliore degli uomini di classifica. L'11°posto del russo ma soprattutto i 2' inflitti a Samuel Sanchez consentiranno al capitano della Rabobank di salire su quel gradino del podio che due anni fa gli fu assegnato a tavolino dopo la squalifica di Bernhard Kohl. Per trovare il primo degli italiani dobbiamo scendere al 45esimo posto dove troviamo Daniel Oss autore di un altra buona prova dopo l'azione in solitaria di ieri. Tra le delusioni di giornata troviamo invece ancora una volta Bradley Wiggins. L'inglese chiude infatti il Tour nel peggiore dei modi: il nono posto finale e sopratutto i 3'33'' di ritardo da Cancellara sono un onta per uno come lui abituato a lungo ad essere il ciclista più veloce del pianeta. Neppure Armstrong conclude nel migliore dei modi il suo ultimo Tour (e la sua carriera): 67esimo a 7'05'' da Cancellara deve pure inchinarsi al compagno di squadra Christopher Horner, che a 39 anni come lui e un onesta carriera di gregario alle spalle chiude comunque nei Top 10 segno che forse dal vecchio Lance qualcosa in più ci si poteva aspettare. Davanti a Horner al nono posto chiude Roman Kreuziger che conferma il risultato dello scorso anno. Certo che stamattina recuperare 55'' a Hesjedal e 3'30'' a Gesink che a crono proprio non va sembrava essere un traguardo alla sua portata per recuperare qualche posizione. Invece Roman ha chiuso con un anonimo 82esimo posto a 7'25'' da Cancellara pagando dazio da tutti i suoi rivali apparte Gesink e riuscendo a mantenere la posizione per appena 8''. Deludente.

Tour de France 2010.Presentazione 19a tappa: Bordeaux-Paulliac. Cronometro individuale

L'addetto al palcoscenico di appresta a far calare il sipario sulla Grande Boucle 2010: il tour del Fairplay, del buonismo, del duello Contador-Schleck, il tour di troppo di Armstrong. E di tante altre storie. Non è ancora tempo di bilanci però. Sabato 24 luglio in programma la 19a tappa: da Bordeaux a Paulliac per 51 km di cronometro individuale. Il percorso è piatto, come una tavola da surf, starà ai corridori trovare l'onda giusta per correre più veloce delle lancette. In una prova come questa, dopo tre settimane di corsa sulle gambe e tanti verdetti in ballo, non conta solamente chi è specialista o meno, ma anche quante energie sono rimaste e in che modo verranno distribuite lungo i 51 km. Fondamentale sarà infatti centellinare i rimasugli di benzina rimasta nei muscoli. Gli specialisti rimangono favoriti, anche se la fatica sulle gambe potrebbe portare a un livellamento delle prestazioni in alcuni casi. Ciò significa che per i non specialisti più affaticati si prospetta una prova "in salita" dove si potranno perdere minuti preziosi, i più freschi invece potrebbero riuscire a limitare i danni.

Oltre al duello per la maglia gialla, che salvo eventi soprannaturali, sarà vestita da Contador fino a Parigi, si decideranno il terzo classificato e i top 10. Per il terzo gradino del podio favorito Menchov, su Sanchez. Il russo della Rabobank dovrebbe avere ancora energie per far valere la sua maggior propensione a cronometro. Per la top 10 sarà battaglia, specie nelle posizioni di fondo. Per tutti coloro che non hanno più nulla da chiedere a questo Tour, sarà un allenamento sulla strada per Parigi.

Favorito numero uno Fabian Cancellara che si dovrebbe essere risparmiato per questo ultimo appuntamento. Sulla carta Wiggins, Zabriskie e Martin potrebbero insidiarlo, energie permettendo.
Alberto Contador dovrebbe essere al top della forma, e con tanta voglia di vincere una tappa per mettere una gemma sulla corona che lo aspetta sul gradino più alto del podio di Parigi. Sarà obbligato ad andare al 100% per non correre rischi. Per Schleck è una mission impossible, sulla carta dovrebbe pagare 1'30"-2' allo spagnolo, ma per la seconda posizione non ci dovrebbero essere problemi. E Lance Armstrong? Tenterà un ultimo ruggito sulle strade di Francia? Ci proverà, ma nessuno gli regalerà niente.


Previsto tempo nuvoloso. E se piovesse? A quel punto correndo sulle uova marcie potrebbe capitare veramente di tutto. Sarà fondametale gestire le energie lungo i 51 km tutti in pianura, in zona ventosa per di più. L'ultima fatica prima della passerella finale: tutti a raschiare il barile. Nel frattempo l'addetto al palcoscenico è pronto a far scendere il sipario; c'è giusto il tempo per altre due storie. Una è quella di oggi.


venerdì 23 luglio 2010

Poker di Cavendish ma sul tavolo "verde" c'è ancora Petacchi

Il Tour é arrivato in terra di Borgogna al termine di una tappa tranquilla che si è risolta nel più classico degli arrivi in volata. A spuntarla, ancora una volta con una facilità disarmante, è stato Mark Cavendish che a questo punto ha nel mirino la vittoria sui Campi Elisi e un pokerissimo che gli consentirebbe di festeggiare la vittoria numero quindici sul podio finale.
Ma questa tappa non ha premiato soltanto Cavendish; degna di nota infatti è stata la prestazione di Daniel Oss, 23enne della Liquigas, il quale, in fuga insieme a Breschel, Pineau e Vaugrenard ha coraggiosamente provato un allungo ai 14 km dall'arrivo quando il vantaggio dei 4 era intorno ai 30'' rispetto al gruppo maglia gialla. Nonostante il buon ritmo delle squadre dei velocisti Oss è riuscito a mantenere l'esiguo margine per ben 10 km facendosi riagguantare solo al cartello dei meno 4 da Bordeaux. A questo punto a prendere in mano le redini della corsa è il Team Sky che lavora per Hagen. Dietro agli inglesi notiamo anche diversi uomini della Lampre e della Cervelo che scortano i primi Alessandro Petacchi, i secondi la maglia verde Thor Hushovd. L'ennesimo duello tra i due si risolve stavolta a favore del velocista spezzino in un arrivo caratterizzato dal vento contrario. Alejet anticipa tutti per non trovarsi nella condizione di inseguire e per timore di essere chiuso da qualche atleta come capita ad Alessandro Ballan poco dietro. La tattica di Petacchi è un invito a nozze per Cavendish che ne battezza la ruota e lo salta di potenza vincendo con qualche metro su Dean della Garmin e su Petacchi. Un terzo posto che consente ad Alejet di riprendersi la maglia verde, un simbolo che indosserà anche sui Campi Elisi quando dovrà dare il tutto per tutto per mantenerla anche sul podio finale.
Nel dopo tappa lo spezzino ha dichiarato di essere sotto antibiotici da qualche giorno, una difficoltà in più per il corridore della Lampre, il quale ha ricevuto di recente pure un avviso di garanzia per utilizzo di sostanze vietate. Una situazione difficile, la quale potrebbe costargli anche l'eventuale maglia verde a tavolino. Senza cercare però di arrovelarci in ipotetici scenari futuri, ciò che possiamo dirvi ora con certezza è che Hushovd anche oggi non si è dimostrato all'altezza dei migliori sprinters arrivando per l'ennesima volta fuori dai dieci. L'avversario pertanto più pericoloso per la maglia verde è proprio Mark Cavendish il quale vincendo anche a Parigi potrebbe al fotofinish privare Petacchi di un simbolo che per quanto visto in questo Tour, coinvolgimenti giudiziari a parte, si è finora certamente meritato.

giovedì 22 luglio 2010

Schleck primo sul Tourmalet; Contador le mani sul Tour

Oggi il Col de Tourmalet è stato avvolto negli ultimi km da una fitta nebbia. Quasi che la tremenda montagna volesse celare agli occhi del mondo il tanto atteso duello per la maglia gialla. Il denso velo bianco ha creato una cornice speciale per Contador e Schleck, tanto da far sembrare la propria ascesa una corsa a se stante, in un mondo parallelo, verso una meta solo da loro raggiungibile. In questo scenario epico, anomalo e surreale si è consumata la battaglia decisiva per poter vincere la guerra: quella per il Tour de France. L'evento era atteso, la tensione della corsa era nell'aria, c'è stata per tutta la tappa la consapevolezza che qualcosa doveva succedere, e che non si sarebbe più potuto rimandare la questione, come fatto a Morzine e Ax-3. Andy doveva attaccare Alberto. La giovane maglia bianca doveva attaccare il campione in carica, la maglia gialla. Una sfida contro se stessi, e allo stesso tempo uno contro l'altro. Il Tourmalet avrebbe fatto da arbitro imparaziale, per l'ennesima volta, dopo aver visto sulle proprie strade numerosi duelli tra grandi campioni del passato, forse però mai tra due amici-rivali come oggi. Il duello c'è stato, e così l'inevitabile verdetto che porta con sè però la netta sensazione che solo un capitolo sia finito, ma che il libro di questa rivalità sia ancora al principio; con numerose pagine da scrivere nei prossimi anni.

LA QUIETE PRIMA DELLA TEMPESTA. Alla partenza da Pau Contador si fa il segno della croce, Andy è concentrato; la tappa decisiva scatta con la consapevolezza che la prossima volta che si riappoggerà il piede a terra tutto sarà cambiato. Ad accompagnare la frazione per tutta la corsa c'è stata la pioggia. Dopo pochi minuti di corsa se ne vanno in 7: Boasson Hagen, Koren, Kolobnev, Burghardt, Pauriol e Perez Moreno. La fuga procede con collaborazione ed energia così che in pochi km il vantaggio supera i 2'. Nel frattempo in gruppo c'è una caduta che coinvolge un big. Il terzo nella generale e capitano dell'Euskaltel, Samuel Sanchez, cade a terra rovinosamente destando preoccupazione per aver picchiato la testa. L'iberico sembra dolorante e rimane al suolo per qualche minuto, poi con l'aiuto di medici e compagni di squadra, oltre a tanto coraggio, riprende il via nonostante le numerose escoriazioni. In gruppo appena giunta la notizia della caduta di Sanchez si decide per il fair play, la maglia gialla Contador si fa garante di questa decisione di aspettare il terzo della generale e si piazza davanti al gruppo fermando tutti, tranne Sastre che continua per la sua strada imperterrito. Nonostante il leader dell'Astana cerchi di convincerlo a rallentare, il vincitore del Tour 2008 aumenta il ritmo per cercare di raggiungere i fuggitivi. Sastre cercherà invano di raggiungere i fuggitivi sulla salita del Marie Blanque; non riuscendoci rimarrà a bagno maria tra gruppo e fuggitivi in una situazione difficile, dopo una decisione discutibile e poco lungimirante. Il ruggito di un vecchio leone, che nella tappa di oggi ci ha messo cuore e gambe, ma sbagliando scelte e i tempi. In gruppo Astana, Omega-lotto e Saxo tirano per rirpendere Sastre che ad un certo momento della tappa è virtualmete sul podio. Il vantaggio dello spagnolo e dei fuggitivi si riduce man mano che ci si avvicina al momento del giudizio. A 24 km dall'arrivo Sastre viene ripreso. Ai meno 19 parte la scalata al Tourmalet. Tra i fuggitivi inzia la bagarre con Kolobnev che si arrenderà per ultimo, Basso febbricitante e con la bronchite sale sol proprio passo e si fa staccare, la Saxo fa l'andatura fino a quando Andy Schleck decide di fare la mossa tanto attesa.

LA SFIDA. La scritta sovra impressione sul televisore dice 10,1 km all'arrivo quando Schleck rompe gli indugi scattando sui pedali e cercando di fare selezione in un gruppo già scremato dal lavoro dei propri compagni. Alla sua accelerazione risponde subito la maglia gialla, mentre Rodriguez, Menchov e Sanchez provano un timido tentativo di rimanere agganciati: niente da fare. Ben presto Andy e Alberto prendono il largo per regolare i conti, dietro gli umani cercano di salire del proprio passo e si forma un grupetto con Menchov, Sanchez, Van der Broeck, Horner, Rodriguez, Hesjedal. Da quel momento le telecamere rimagono sulla testa della corsa fino alla fine, è il momento tanto atteso; inizia la corsa nella corsa. Schelck dopo il primo scatto deciso si mette in testa a fare l'andatura, alta e regolare scandita ogni tanto da un forcing per cercare di sfiancare la maglia gialla. Contador rimane alla sua ruota, affiancando la maglia bianca, come a dire "ci sono, non mollo". Per 7 km i due procedono a braccietto danzando sui pedali, scambiandosi eloquenti sguardi di sfida, e parole a mezza voce. Anche questo fa parte della corsa e della battaglia. Il pubblico a bordo strada accompagna i due sfidanti e il tentativo di Andy di sfiancare l'avversario che però appare sicuro, fresco, inattaccabile. Tanto che ai meno tre parte con la sua tipica accelerazione bruciante e da l'impressione di prendere qualche metro. Schleck resiste bene e Contador molla rimettendosi a ruota, ma il suo messaggio è cristallino e suona come un avvertimento al rivale. Gli ultimi 2 km tra due ali di folla vedono Schleck procedere verso il traguardo scortato da Contador, che non sprinta lasciando la tappa all'amico rivale: un pò per rispetto, un pò forse come scusa per le polemica dei giorni scorsi. Al terzo posto arriva Rodriguez a 1'18", quarto Hesjedal a 1'27", poi Sanchez a 1'e32" e Menchov a 1'40". La lotta per il terzo posto è ancora aperta.

Quella per il Tour no. Contador ipoteca la sua terza vittoria alla Grande Boucle, con ancora la crono da correre per il madrileno i giochi sono fatti. Schleck ha tentato il tutto per tutto senza riuscire a staccare la maglia gialla. Rimane per lui un Tour positivo, che lo candida per i prossimi anni a pretendente al gradino più alto del podio di Parigi. Albero Contador, trova un rivale all'altezza, un osso duro in salita, ma per ora l'uomo in giallo resta lui: ed è ben visibile anche con la nebbia.

mercoledì 21 luglio 2010

TOURMALET: La resa dei conti, 17a tappa

Sin qui, come più volte ribadito, vi sono stati troppi tatticismi, troppi calcoli, troppa paura di scoprire le carte in tavola tra gli uomini di classifica. Il tempo dell'attesa è però finito: domani nella 17a tappa da Pau al Col de Tourmalet chi vuole vincere il Tour dovrà rischiare, osare, mettere la testa fuori dal gruppo, dimostrare al mondo delle due ruote che Contador non è imbattibile. I ciclisti da cui ci attendiamo bagarre sono i due scalatori, assieme al madrileno, che sin cui hanno dimostrato di essere i più in forma: Andy Schleck e Denis Menchov, con quest'ultimo che dalla sua parte ha anche una buona abilità a cronometro. Domani sarà una frazione terribile, massacrante e sopratutto dopo due settimane e mezzo di corsa, quando a fare la differenza più che l'abilità e la tecnica è soprattutto la benzina rimasta a disposizione. A differenza delle tappe pirenaiche sin qui disputate domani è previsto un arrivo in quota a oltre 2000 metri che sarà raggiunto dopo 18,6 km massacranti con una pendenza media del 7,5%. E' il Tourmalet, che nel dialetto locale significa brutto passaggio, un luogo che in passato è stato teatro di scorribande, di massacri anche sportivamente parlando. E' il 1910 quando il Tour scopre i Pirenei: “Assassini, non potete chiedere sforzi simili ad un uomo” grida il ciclista Lapize dopo aver superato il Tourmalet rivolto agli organizzatori della corsa. Dire che il ciclista francese era il primo in ordine di classifica, immaginiamoci cosa possano aver detto gli ultimi arrivati. E allora ci auguariamo che venga onorata la tradizione che ci sia un ennesimo massacro sportivo perchè, senza girarci troppo intorno con le parole, è questo che entusiasma gli spettatori: gli scatti, le crisi, gli sforzi e infine la vittoria del più forte, del più meritevole. Non abbiamo ancora capito chi sia in questo Tour il ciclista a cui spetta questo ambito titolo ma siamo sicuri che domani avremo la nostra risposta. Nella 17a tappa ci saranno quattro colli da scalare:

Km 13.5 - Côte de Renoir - 2.2 km al 6 % - 4a categoria
Km 56.5 - Col de Marie-Blanque - 9.3 km al 7.6 % - 1a categoria
Km 117.5 - Col du Soulor - 11.9 km al 7.8 % - 1a categoria
Km 174.0 - COL DU TOURMALET - 18.6 km al 7.5 % - Hors Catégorie

Ad eccezione del primo, il Marie Blanque e il Soulor sono due ostacoli difficilissimi che potrebbero davvero costringere molti corridori ad affrontare il gigante finale senza energie. E attenzione perchè l'ultimo chilometro è forse il tratto più duro dell'intera scalata con pendenze superiori al 9% da lasciare in apnea.

In cima a quella storica e infernale salita c'è una maglia gialla ad attedere; e molto di più: la gloria. Chi se la andrà a prendere?


I PIRENEI PARLANO SEMPRE FRANCESE

Al termine della “Pyrenees Stars” (cosi potremo ribattezzare la 16esima frazione che comprendeva i magnifici 4 colli pirenaici del Peyresourde, Aspin ma sopratutto del Tourmalet e dell'Aubisque, le ascese più scalate nella storia della Grande Boucle) non vi sono stati, come previsto, cambiamenti in classifica generale. Ciò nonostante, almeno nella prima parte di gara, abbiamo assistito ad una corsa vera con svariati tentativi di fuga anche da parte di uomini ben posizionati in graduatoria come Kreuziger, Hesjedal e soprattutto Van den Broeck, quinto nella generale a 3'39'' da Contador. Tentativi a cui non è stato dato peso da parte del gruppo dei migliori, vista l'enorme distanza delle prime asperità rispetto al traguardo di Pau. Vuoi per mancata collaborazione, vuoi per scarsa convinzione nel far saltare il banco, questi tentativi si sono esauriti nel giro di una manciata di km. L'ennesima prova di quello che è stato finora questo Tour de France: una partita a scacchi dove le energie vanno centellinate fino all'ultimo chilometro, senza lasciare spazio alla fantasia e al coraggio. Davvero poca originalità per questi artisti della bicicletta francese paragonati a quanto accaduto in Italia nel mese di maggio, quando una nuova corrente artistica ha avuto la forza di rompere la tradizionale monotonia del ciclismo moderno, entusiasmando così un pubblico tenuto col fiato sospeso fino all'ultimo km d'asfalto. Ma questa è un'altra storia, gli attaccanti del Tour sono uomini troppo lontani in classifica per impensierire anche solo i primi dieci della generale. Così non appena viene ripreso Van den Broeck ai piedi del Tourmalet, è un Lance Armstrong deciso a lasciare il segno su questo Tour a provare la fuga all'inseguimento del sempre battagliero Sandy Casar. Lungo la scalata del gigante pirenaico (affrontato oggi da un versante leggermente più agevole rispetto all'arrivo di tappa previsto giovedì) ai due battistrada si aggiungono Damiano Cunego, Moreau, Plaza, Horner, Van de Walle, Fedrigo, Barredo e Konovalovas. Fa effetto vedere quest'ultimo, vincitore della Crono di Roma al Giro 2009, portarsi all'inseguimento di questi fuggitivi su una salita così. Lo stesso effetto, lo si prova tornando sul gruppo maglia gialla, la cui andatura vacanziera consente persino a un velocista come Hushovd di prendere un leggero vantaggio. I dieci, anzi nove visto il cedimento di Konovalovas sull'Ausbisque, si presentano in cima all'ultima vetta con più di 9' di vantaggio sul gruppo maglia gialla. Segnaliamo purtroppo il mancato sprint di Damiano Cunego sul Gpm che assegnava ben 40 punti segno che il veronese non potrà indossare la maglia a pois a Parigi. Cosa che potrebbe riuscire invece a Christophe Moreau alla veneranda età di 39 anni. Il caparbio corridore della Casse d'Epargne si è portato infatti a soli 15 punti dal leader Charteau e avrà a disposizione una trentina di punti prima del Tourmalet per provare a far sua una maglia a pois che ha già indossato in passato ma mai sino a Parigi. Tornando alla corsa, appena iniziato il tratto in pianura Carlos Barredo della Quick Step rompe gli indugi e ci prova tutto solo. Il suo vanatggio non supererà mai i 40'' ma lo spagnolo sembra potercela fare visto che ai meno 4 dal traguardo conserva ancora 30'' di vantaggio. Poco dopo però, lungo l'ultimo strappetto di giornata, Moreau dietro si mette a tirare insieme a Horner e così in prossimità della Flame Rouge (ultimo km) i fuggitivi sono di nuovo compatti. Van der Walle prova ad anticipare la volata ma ancora una volta è un duello tutto francese tra Moreau, Casar e Fedrigo, il quale, risparmiatosi durante la fuga, trova il pertugio giusto e infila tutti per il successo di tappa: terzo per gli atleti transalpini su altrettante tappe pirenaiche. Cunego chiude quarto mentre Armstrong stremato è solo sesto. Il gruppo dei migliori recupera qualche minuto in pianura chiudendo a 6'45'' regolato da uno stoico Hushovd, che su un terreno a lui poco congeniale si va a riprendere la verde ai danni del nostro Petacchi. Per Ivan Basso altra giornata difficile: il varesino ha la bronchite e i medici gli consigliano il ritiro. Ivan però vuole onorare la corsa fino in fondo e si mette in bici pensando solo ad arrivare al traguardo. Alla fine saranno 35' i minuti di ritardo nei confronti di Fedrigo ma la classifica ormai, era già compromessa da qualche giorno. Speriamo che il giorno di riposo gli faccia recuperare le forze... In bocca al lupo!

martedì 20 luglio 2010

Bagneres de Luchon. le pagelle.

Questa tappa verrà ricordata per il cambio di maglia gialla, e per un colpo di sfortuna, un salto improvviso di catena, patito da Any Schleck proprio nel momento in cui aveva, finalmente, deciso di sferrare l'attacco a Contador. Sembrava non dovesse aver nulla da perdere il buon Andy, obbligato a dover staccare lo spagnolo in vista dela crono finale. Invece il destino gli ha piazzato sul percorso un trabocchetto che gli ha fatto dire addio alla maglia gialla, quella che doveva rafforzare. Non c'è che dire masticherà amaro, per uno di quegli avvenimenti che capita nel momento decisivo, quando devi dare il massimo e tutto deve andre per il meglio. Oggi non è stato così. Quella catena poteva saltare in allenamento, in una corsa minore, andando a prendere il pane con la bici di mamma. Ha deciso di saltare sul col de Balès nel momento del fendente decisivo a Contador. Non sapremmo mai come finirà quella corsa, quella in cui Andy continua nel suo attacco e Contador lo insegue mandando in scena il duello tanto atteso. Sapremo come finirà questa invece. Con Andy che si ritrova sempre a dover attaccare, orfano però della maglia gialla, ma con un nuovo componente nel suo animo: la rabbia e la voglia di riscatto. Un pò di sana cattiveria agonistica, insomma, quella che non gli abbiamo visto finora. Ha corso cercando di innervosire Contador, rimanendo sempre alla sua ruota, dimostrando e ostentando sicurezza andando a prendere le borraccie per i compagni in piena salita, senza però mai attaccare in modo deciso il proprio rivale che da troppo tempo gioca a carte coperte. Andy oggi non ha vinto, anzi ha perso secondi e la maglia gialla, per lui si tratta di una sconfitta. Una di quelle sconfitte però che ti lascia una lezione, che ti fa assaporare il sapore fetido del fallimento: quello che giuri a te stesso non assaporerai mai più. Si vedrà se Andy farà tesoro di questa lezione impartita dalla corsa, vestita da sfortuna, e se questa lo renderà più forte già sul Tourmalet.

Voeckler. 9. Azione alla sua maniera. Dove c'è fuga c'è Voeckler, si potrebbe dire facendo il verso ad un celebre spot. Il francese è un guerriero e da inizio Tour ha cercato di inserirsi in ogni tentativo da lontano. Oggi ha fiutato quella giusta, ci ha sguazzato in mezzo per tutta la tappa, e sul Col de Balès ha mollato le ancore andando in solitario al traguardo e vincendo la resistenza di un ottimo Ballan. Ormai la sua vittoria in una tappa del Tour è un appuntamento fisso durante l'anno, come il natale e la pasqua. Vincere però con addosso la maglia di campione nazionale è una cosa più unica che rara e dopo i 9 giorni in maglia gialla nel 2004 ecco l'ennesimo numero del "galletto francese". MISSION IMPOSSIBLE

Basso. 4,5. Anche oggi paga 3 minuti dai migliori dimostrando che la forma peggiora invece che migliorare. In lui farà anche capolino lo scoraggiamento e la delusione per un Tour che doveva sancire il suo grande ritorno dopo 5 anni di assenza e invece lo relega nella mediocrità; cosa che a lui non si addice. Ivan quando i giochi si fanno duri sul Col de Balès, non inizia a giocare e si stacca da corriori che solitamente "calpesta" quando in condizione. Classifica compromessa, serve un attacco da lontano per rientrare nei 10, magari già domani. Correre d'attesa non paga più ormai, e vederlo veleggiare con Horner, Moreno, Ivanov, Plaza, Lloyd, ci ferisce. In condizione, siamo certi, avrebbe lottato per il podio, ma come ha detto lui "non si può sempre pensare di vincere". Nemmeno affondare però. MALINCONICO

Ballan. 8. Che gioia riverderlo protagonista, davanti a lottare per vincere la tappa. Il campione del mondo a Varese 2008 dopo quella maglia iridata ha iniziato un calvario da cui non è mai riemerso in modo definitivo. I problemi fisici, il cambio di squadra, i sospetti di doping poi sopiti. Dopo lo scatto di qualche giorno fa, oggi si è messo in luce nell'attacco di giornata, e nella generosa scalata al Col de Balès, vero e proprio purgatorio simbolico per l'ex iridato. Coglie oggi un secondo posto che moralmente vale come una vittoria, e vale il miraggio della luce fuori dal tunnel. GENEROSO

Contador. 7. Si prende la gialla, senza esaltare come faceva negli anni scorsi, ma senza rubare nulla a nessuno. Certo il modo in cui l'ha presa non gli porterà le simpatie degli sportivi e accenderà la rivalità con Schleck, ma lo spagnolo aveva poche alternative visto che la corsa era nel momento clou e se lui si fosse "fermato" altri avrebbero attaccato. Anche perchè il giovane Andy era già stato aspettato nella 3a tappa a Spa, e se non fosse stato fatto sarebbe finito fuori classifica. Queste sono le corse. Contador intando in salita è sempre li, ma sembra che il suo scatto bruciante, con cui negli anni passati faceva il vuoto sia momentaneamente appannato. Allo scatto di Andy aveva risposto, ma non con immediatezza. Lo avrebbe raggiunto? Non lo sapremo mai. Anzi si, sul Tourmalet. Intanto ricordiamoci che nel 2008 Alberto vinse un giro anche se non era al meglio della condizione e che ha un asso nella manica: la crono finale. GIALLO SBIADITO

Schleck. 8.
Oggi la sfortuna lo ha fermato nel momento decisivo, quello in cui finalmente aveva sferrato l'attacco in salita mettendo da parte tatticismi e psicologia. Andy ci aveva provato, dopo che in salita sia ieri che oggi aveva dato la sensazione di avere qualcosa in più di Contador. Ad Ax-3 non aveva attaccato, limitandosi a marcare lo spagnolo, come se la gialla ce l'avesse lui, oggi invece lo scatto c'è stato e sembrava aver fatto male. Nonostante il salto di catena si è improvvisato McGuyver ed ha sistemato la bici da solo, salendo poi sugli ultimi km del Col de Balès a ritmo indemoniato. In discesa da tutto pur non essendo un drago e quando arriva sul traguardo sbuffa come un toro. Questa rabbia va ora messa sulle prossime salite. C'è una data e un luogo dove il fato gli darà una seconda chance. Giovedì 22 luglio, Tourmalet. APPUNTAMENTO COL DESTINO

Sanchez-Menchov. 7,5. Sempre insieme, appaiati, i due teorici lottatori per il terzo gradino a Parigi. Forse nessuno gli ha detto che sul 3° gradino non potranno salire in due. Scherzi a parte, rispondono senza affanno alle prime accelerazioni di Schleck e sembrano essere arrivati al Top della condizione. Dopo il salto di catena di Andy, tirano in discesa e collaborano con Contador per guadagnare 30" preziosi. Sono un pò sottovalutati, ma restano li a vedere che succede tra i due litiganti...sperando che il terzo goda. A patto che si mettano d'accordo su chi dei due debba essere il terzo incomodo. GEMELLI SIAMESI

Vinokourov. 8. Tra una tirata e l'altra per il proprio capitano, trova anche il tempo di rispondere per primo all'allungo di Schleck e di lanciarsi in discesa al suo inseguimento mettendosi alle sue spalle da attendo osservatore; naturalmente senza tirare un centimetro. Nonostante il Giro corso a maggio e concluso al 6° posto, dimostra di avere ancora energie e non si risparmia dando sempre tutto. SECONDA GIOVINEZZA

Wiggins. 4. Non va come l'anno scorso. E se ne sono accorti anche in Sky, solo dopo aver investito 2 milioni di € sul corridore inglese. Un pò caro per la sola vittoria del prologo al Giro. Il suo Tour è una debacle totale, predere 10 minuti a tappa lo dovrà far riflettere sulla sua idea di voler fare i grandi giri. C'è un progetto della federazione inglese per puntare su di lui per le olimpiadi di Londra 2012 nelle corse su pista. Ci facciamo un pensierino Bradley???
LOST

Kreuziger. 5. Molte squadre si stanno sfidando per ingaggiarlo l'anno prossimo dopo che la Liquigas ha fatto sapere di puntare su Basso e Nibali fino al 2012. Roman però non sta facendo vedere grandi cose, nonostante abbia preparato il Tour appositamente. Ok, è davanti a Basso che dimostra di non averne, ma paga da corridori dai quali l'anno scorso non si staccava e dai quali non dovrebbe pagare. Il potenziale l'ha dimostrato in passato, ma nelle scorse tappe oggi compreso, ha deluso le aspettative. C'è chi ha la sua età e sta facendo molto meglio. APPANNATO


Presentazione 16a tappa: Bagnères-de-Luchon - Pau

Martedì 20 luglio in programma la 16a tappa: la Bagnères-de-Luchon - Pau di 199.5 km totali. Si tratta della terza frazione pirenaica e si tratterebbe del classico tappone pirenaico con la scalata a: Peyresourde, Aspin, Tourmalet e Aubisque; non fosse che dopo il quarto GPM mancheranno ancora 60 km al traguardo. Una scelta bizzarra e inspiegabile quella degli organizzatori che decidono di rendere omaggio ai cento anni dei Pirenei con una tappa che rischia di dare poco spettacolo e relegare i Big a una passerella senza attacchi. Certamente avranno avuto le loro motivazioni, ma vedere così tante salite nella 1a parte di tappa e poi 60 km di pianura sembra uno spreco e non il modo migliore per accendere la corsa.

Nei 199.5 km si affronteranno quattro storici GPM:
Km 11.0 - Col de Peyresourde - 11.0 km al 7.4 % - Categoria 1
Km 42.5 - Col d'Aspin - 12.3 km al 6.3 % - Categoria 1
Km 72.0 - Col du Tourmalet - 17.1 km al 7.3 % - Categoria H
Km 138.0 - Col d'Aubisque - 29.2 km al 4.2 % - Categoria H

Probabile una fuga con all'interno uomini alla ricerca di punti per la maglia a pois visto che oggi ce ne sono in palio una caterba. Charteau, Cunego e company oggi si daranno battaglia per la maglia di miglior scalatore oltre che per la possibile vittoria di tappa.
Per gli uomini di classifica difficile fare qualcosa, visto che tutte le salite sono distanti dal traguardo. C'è il terreno per attaccare da lontano e cercare di recuperare minuti per far saltare il banco; se in giornata forse Ivan Basso potrebbe provare a salvare il proprio Tour con un'azione da lontano.
A.Schleck potrebbe avere voglia di riscatto dopo la sfortuna di ieri, ma potrebbe essere una pazzia in quanto l'Aubisque sulla carta non dovrebbe fare molta selezione.

Insomma, tanta salita e GPM duri, per una tappa che un tempo era soprannominata "giro della morte". Al tempo però non era in voga inserire così tanti km dopo l'ultima vetta. L'augurio è che la creatività e la combattività dei corridori riesca ad accendere una tappa sulla carta teoricamente incompiuta e che lascia dubbi e rimpianti. Rimane comunque una tappa Pirenaica, con il terreno per poter far selezione; resta da vedere come verrà affrontata, e chi avrà voglia di rischiare tra gli uomini di classifica. Unica certezza: una fuga fin dai primi km animerà la tappa.


lunedì 19 luglio 2010

Schleck si stacca...la catena! Contador in giallo per 8''

Gli appassionati di ciclismo non possono definirsi soddisfatti neanche al termine di questa giornata pirenaica. L'eterno duello tra Schleck e Contador è stato deciso infatti da un problema meccanico forse frutto di un accelerazione troppo improvvisa da parte del lussemburghese che si è trovato fermo a pochi chilometri dallo scollinamento del Port de Balès per rimettere la catena al suo posto. Contador proprio in quel momento ha forzato il ritmo, poco cavallerescamente, tentando di impossessarsi della maglia gialla: obiettivo che gli è riuscito per una manciata di secondi. Un atteggiamento che farà discutere quello del madrileno che pur di vincere è capace di qualsiasi cosa, sia essa o meno eticamente corretta. Ma torniamo alla tappa, una frazione teatro di un numero notevole di tentativi da lontano che hanno sfatato il mito secondo il quale il primo tentativo in una tappa è sempre quello che si trasforma nella fuga buona. Tra i primi ad avvantaggiarsi vi sono anche Petacchi e Hushovd, il loro duello per la maglia verde è serrato ma anche oggi il ciclista della Lampre è riuscito a non perdere nulla mantenendo sempre 2 lunghezze di vantaggio sul norvegese. Dopo 70 km il gruppo è di nuovo compatto ma una decina di corridori prima di iniziare il Portet d Aspet riescono ad avvantaggiarsi definitivamente. Si tratta di Vandborg, Van Summeren, Ivanov, Roberts, Perez Arrieta, Mondory, Voeckler, Turgot e degli italiani Ballan e Reda. Il loro margine arriverà a superare i 10' a 40 km dalla fine. Un vantaggio di tutta sicurezza per giocarsi la vittoria di tappa. I giochi si decidono sul Port de Bales una salita agevole nella prima metà ma molto dura negli ultimi 8-9 km dove le pendenze superano spesso l'8%. E'proprio qui che ci prova “Tie-blanque” alias Thomas Voeckler il campione nazionale di Francia che allunga approfittando della carenza di scalatori tra i fuggitivi. L'ex campione del mondo Ballan sembra l'unico in grado di non perdere troppi secondi salendo del suo passo ma il suo ritardo sarà destinato ad aumentare inesorabilmente. Dietro il gruppo maglia gialla è tirato dagli uomini della Saxo, sembra il segnale che Andy Schleck è finalmente pronto a sferrare l'attacco a Contador. Difatti a 4 km dalla vetta, appena Sorensen si fa da parte, Andy allunga ma il suo tentativo è solo una provocazione ai big i quali puntualmente lo seguono senza contrattaccare. Seguono due km di stallo che consentono a molti atleti di rientrare fino a che, Schleck ci riprova stavolta con maggiore convinzione. La sua sparata però fa male soprattutto alla propria bici che si inceppa mentre Contador si era riportato sotto. Sono attimi concitati: a fine gara Contador dirà che non si è accorto del problema di Andy nonostante lo abbia visto rallentare improvvisamente. Sta di fatto che Alberto contrattacca seguito da Samuel Sanchez e Menchov mentre Andy, nervoso perde circa una trentina di secondi prima di ripartire. Da questo momento inizia un vero e proprio forcing della maglia gialla che con grinta scavalca diversi atleti tentando una rimonta difficilissima. Va dato atto a Schleck di aver recuperato ben 15'' negli ultimi 2 km a Contador ma non appena la discesa comincia le speranze di Andy di tenere la maglia vengono spazzate via: troppo forte Sanchez in discesa e troppo timoroso il lussemburghese nell'impostare le curve. Così per Contador la rincorsa al simbolo del primato si mette in discesa proprio come la strada che gli traccia Sanchez, una strada che basta seguire senza forzare troppo. Così mentre Voeckler (VEDI FOTO) si presenta sul traguardo di Bagneres baciando la maglia tricolore e inchinandosi al pubblico per omaggiarlo di una splendida vittoria Schleck deve inchinarsi a sua volta: nel suo caso però alla malasorte che gli ha impedito di tenere la maglia gialla per soli 8''. Da segnalare anche il bellissimo secondo posto di Ballan a 1'20'' da Voeckler dopo una volata all'ultimo centimetro con Arrieta. Il gruppo di Contador invece è regolato dal francese Mondory che transita a 2'50'' di ritardo. Altra giornata da dimenticare invece per Ivan Basso: il varesino ha chiuso 32esimo a 5'44 e ora scende al quattordicesimo posto in classifica...speriamo di rivederlo protagonista sul Tourmalet oppure il suo Tour sarà da definirsi fallimentare.

Revel-Ax 3 Domaines: le pagelle

Spenta la tv resta un senso di delusione, frustrazione e scontentezza per la tappa appena vista. La 14a frazione inaugurava i 4 giorni sui Pirenei, e per come era stata presentata da organizzatori e media, e visto il profilo dei 184 km le attese erano altissime. La realtà, come spesso accade, si è rivelata invece un'altra cosa, la tappa è stata poco movimentata e per niente spettacolare; ha lasciato spazio solamente a una battaglia più tattica e psicologica che tecnica e fisica. Certo alcuni verdetti sono arrivati, ma sulle salite si voleva vedere più azione e meno strategie, più cuore e meno testa, insomma si voleva vedere corsa vera, che non c'è stata: un pò per i corridori sempre troppo attaccati alle radioline, e probabilmente per un percorso in parte sopravvalutato. Andiamo nel dettaglio dei corridori dopo aver dato un voto alla frazione: 5,5. La salviamo solo per il finale comuque godibile e per l'interessante e audace fuga nata a inizio corsa. Per il resto troppo raziocinio e poche emozioni e cuore, i veri motori dello sport. TAPPA CERVELLOTICA

RIBLON: 9. Partire la mattina all'attacco nei primi km di corsa, con altri otto colleghi, con lo zainetto pieno di coraggio e un sogno nella mente, con 184 km da affrontare sembra un'azione spregiudicata e da pazzi; arrivare dopo 180 km di fuga è un'impresa indelebile nella carriera di un corridore. In mezzo tanta fatica, 2 salite scalate e la voglia matta di arrivare al traguardo per coronare quel sogno nella mente. Soprattutto se ti chiami Riblon e sei francese, e la corsa è il Tour de France. Prima vittoria prestigiosa in carriera per questo ex pistard, che crea il mix perfetto. CUORE: quello che serve per imbarcarsi in una fuga come questa. TESTA: indispensabile per centellinare le energie e muoversi nel modo giusto. Chiaramente un pizzico di forma che non guasta mai. Risultato: Sbalorditivo. ALCHIMISTA

CUNEGO: 6,5. Sul primo GPM tiene botta, poi quando Charteau scatta quasi sulla vetta lui lo segue, ma non riesce a batterlo allo sprint per i punti della maglia a pois. In discesa si lancia stile Kamikaze e agguanta il gruppetto Sastre che sembra un treno abbastanza veloce per arrivare al traguardo. Poi dietro però partono gli Eurostar di classifica. Nell'ascesa finale non crolla anzi si gestisce bene arrivando a 40" dai migliori. Per vincere la tappa manca ancora qualcosa, ma è vivo, volonteroso, imprevedibile. SIMPATICA CANAGLIA

LEIPHEIMER. 6,5. L'americano nuovo leader della Radioshack resiste in salita e resta 7° in classifica con una crono di 50 km che gli strizza l'occhilino in ottica primi 5. Solitamente lui è uno che nelle tre settimane paga una giornata di crisi nera, per ora non se ne vede segno. Al momento si gestisce bene, conoscendo i propri limiti e ricorrendo alla propria esperienza nelle corse a tappe. Oggi paga ai Big circa un minuto, ma il suo obiettivo è finire almeno nei 10 e nella tappa di oggi ha dimostrato solidità e buon ritmo personale. METRONOMO

GESINK. 7. Nell'ultima ascesa sembra costantemente alle corde, perde qualche metro che poi costantemente ricuce, grazie anche alle tattiche bizzarre di alcuni avversari. Arriva con i migliori e fa capire che dai 10 non ne esce a costo di farsi 3 volte il Tourmalet invece che 2. Nelle tappe più dure potrebbe certamente cedere qualcosa, ma colpisce di lui che nonostante la giovane età riesce sempre a riemergere. TAPPO DI SUGHERO

BASSO. 5. Alzi la mano chi vedendolo staccarsi nei primi km dell'ultimo GPM non ha avuto un sussulto. Se un corridore come Ivan si stacca e paga da Leipheimer, Moreau, Horner, Hesjedal e compagnia significa che manca proprio la gamba. Il Basso del Giro oggi sarebbe arrivato con i migliori, invece della corsa rosa restano solamente le fatiche e il bel ricordo chiaramente. Resta il rimpianto di non poter vedere il corridore che anni fa al Tour spopolava e lottava con i grandi campioni, mentre era uno straniero in casa propria. Entra nei dieci e per questo Tour sembra essere la sua massima ambizione. Il minuto e mezzo preso dai Big è una resa definitiva. REDUCE

SCHLECK. 7. Per la condizione che ha meriterebbe 9, ma per come corre lascia spazio a qualche critica. Pur sapendo che c'è una crono finale che favorirà nettamente Contador, non cerca di staccare lo spagnolo; sceglie invece la tattica del nervosismo. La sua Saxo non tira mai, e si comporta come se la magia gialla fosse sulle spalle di Contador. Andy resta sempre a ruota del capitano dell'Astana e non tira un metro cercando di fargli saltare i nervi, fino a quando i due si fermano quasi per decidere il da farsi, e se si staccano è solo per il loro gioco personale. Con una gamba così servirebbero più scatti e meno tatticismi, ma evidentemente la maglia gialla ha in mente un punto preciso dove attaccare. Per ora marca a uomo Contador. L' OMBRA

CONTADOR. 7. Fa tirare l'Astana su tutta la prima ascesa scremando il gruppo. Nella salita finale prova 3 scatti poco convinti, quasi a voler mettere alla prova Schleck. Quando si accorge che Andy lo tallona e non tira un metro, si ferma e gli rivolge due parole che sbloccano la situazione e i due si mettono a inseguire i primi per perdere solo pochi secondi. Un tempo i grandi campioni cercavano di fare selezione per vincere, oggi si specchiano nella loro superiorità e si piacciono un pò troppo. Non sarà il dominatore del 2009, ma non dimostra cedimenti e corre da leader della corsa senza avere ancora la maglia gialla. NARCISO

MENCHOV-SANCHEZ. 8. Mentre Contador e Schleck giocano tra di loro facendosi dispetti fanciulleschi, i due aspiranti al podio di Parigi fanno la loro corsa senza guardarsi indietro e andando dritti al punto, cioè al traguardo. Fino all'ascesa finale restano sotto coperta marcando i rivali e approfittano del lavoro Astana. Quando la corsa si accende però si fanno trovare pronti. La salita non gli fa paura e rosicchiano oggi qualche secondo che li tiene la, a lottare per il terzo gradino, ma non troppo lontani per poter sognare...e approfittare di errori o colpi di scena. AVVOLTOI. In senso buono.

VAN DER BROECK. 7.5 e le nostre scuse. Lo avevamo dato come possibile "cotto" sui Pirenei e invece ci dobbiamo ricredere. Il giovane belga è arcigno, e dimostra una forma invidiabile. Pur non avendo una squadra che lo possa suportare al meglio, lui fa il suo lavoro rubando la scena ad altri protagonisti annunciati sui dieci. Finirà tra i 10. E non vogliamo portar male. La sua ascesa fino a Ax-3 coincide con la sua affermazione tra i giovani che in futuro potranno dire la loro in un grande giro a tappe. CHAPEAU




PRESENTAZIONE 15a TAPPA TOUR 2010: Pamiers - Bagnères-de-Luchon

Delle quattro tappe pirenaiche quella di domani è forse la più agevole dal punto di vista altimetrico e come pendenza media delle salite. Attenzione a non sottovalutare però questa frazione che potrebbe comunque scompaginare le carte vista la presenza di una lunga discesa tecnica che condurrà all'arrivo di Bagneres de Luchon.
Ecco le salite previste:

Km 30.0 - Côte de Carla-Bayle - 3.1 km al 4.1 % - 4a categoria

Km 105.0 - Col de Portet-d'Aspet - 5.8 km al 6.8 % - 2a categoria

Km 126.5 - Col des Ares - 6.1 km al 4.7 % - 2a categoria

Km 166.0 - Port de Balès - 19.3 km al 6.1 % - Hors Categorie

Si torna quindi sul Portet d'Aspet, a quindici anni esatti dall'incidente mortale di Casartelli, il quale andò a sbattere la testa contro un paracarro ai tempi in cui il ciclismo non prevedeva l'obbligo del casco. Domani certo sarà un altra storia ma non si potrà dimenticare quello che è successo su queste strade e che non deve mai più ricapitare. Dal punto di vista della difficoltà questa è un ascesa dura ma troppo lontana dal traguardo per fare selezione. Non ci aspettiamo nulla di particolare neppure dal Col des Ares mentre sull'ultima ascesa, la cui cima dista 21 km dal traguardo, il gran caldo potrebbe far finire fuori giri chiunque. Quasi 19 km di salita abbastanza regolari che però potrebbero trasformarsi in un calvario per coloro dovessero avere problemi di alimentazione o i postumi di una caduta. Se le cose andranno per il verso giusto e non ci saranno colpi di scena prevediamo una tappa che si deciderà per i big negli ultimi km di salita dove atleti come Samuel Sanchez, abili discesisti, potrebbero tentare la sortita per guadagnare preziosi secondi sui diretti inseguitori. Attenzione anche ai pretendenti per la maglia a pois che potrebbero tentare di anticipare il gruppo prima dell'ultima salita ritrovandosi così a giocarsi la vittoria di tappa.


domenica 18 luglio 2010

Impresa di Riblon, Contador non fa male a Schleck

Oggi, 18 luglio 2010, il Tour è tornato sui Pirenei a quindici anni esatti dalla tragica caduta di Fabio Casartelli, che su queste montagne, perse la vita a soli 25 anni. Armstrong questa volta non è riuscito a rendere omaggio alla memoria dell'ex compagno di squadra ma siamo sicuri che il texano cercherà nei prossimi giorni la vittoria di tappa in modo da chiudere la sua carriera con un ultimo ruggito. La vittoria va a sorpresa a un combattente francese: Christophe Riblon (VEDI FOTO) che a 29 anni conquista la più bella vittoria della carriera tenendo duro sulle due ultime salite nonostante fosse in fuga dall'inizio assieme ad altri 8 corridori: Geraint Thomas, David Zabriskie, Benoit Vaugrenard, Pavel Brutt, Jurgen Van de Walle, Pierre Rolland, Stephane Augè e Amel Moinard. Dopo tanta pianura a 44 km dall'arrivo la strada comincia a salire: il primo gigante pirenaico di giornata è il Col de Pailheres affrontato dai battistrada con 4' di vantaggio sui migliori. Le ascese di queste zone non lasciano respiro specialmente nelle giornate torride come questa dove la selezione viene fatta naturalmente da dietro. E' quello che puntualmente accade nel corso degli interminabili 15 km di salita del Pailheres dove dei nove fuggitivi rimangono solo Riblon e Moinard che proseguono in coppia per diversi tornanti. Nel gruppo maglia gialla tirato dagli uomini dell'Astana a provarci subito è il catalano Valls Ferri reduce dal secondo posto a Les Rousses. Il 23enne della Footon dimostra un buon passo in salita e sarà l'atleta più veloce a scalare questa asperità. Ai 40 km dall'arrivo ci prova anche Carlos Sastre, stamane 15esimo a 7'34'' da Schleck, il quale si avvale dell'appoggio del compagno di squadra Gustov. Dietro tutto tranquillo con Schleck che occupa sempre le ultime posizioni del gruppo e talvolta va anche dall'ammiraglia per rifornirsi direttamente, sintomo di una condizione e di una sicurezza nei propri mezzi davvero notevoli. Schleck sembra voler dire a Contador: “hai visto? non ti temo, posso anche lasciarti dieci metri di vantaggio e non me ne pentirò”. La tattica funziona bene e apparte Armstrong e un sofferente Evans, nessuno dei più attesi perderà contatto sulla salita. Ai meno 2 km dalla vetta esce dal gruppo la maglia a pois Charteau cercando punti preziosi per la relativa classifica. E' piacevole sottolineare come sia il nostro Damiano Cunego a inseguirlo in prima persona, segnale che Damiano c'è e vuole lottare per questa maglia a anche se in cima non riuscirà a battere allo sprint Charteau. Nel frattempo in testa alla corsa Riblon riesce a distanziare Moinard e a scollinare per primo il Pailheres con 15'' sul connazionale e un minuto e mezzo circa su Valls. Il gruppo dei migliori recupera in questa ascesa solo 1'30'' alla testa della corsa. Nella discesa seguente alle spalle di Riblon e Moinard si forma un quintetto composto da Sastre, Valls, Cunego, Kiryenka e Van den Walle che inizierà l'ascesa finale di Ax 3 Domains con 1'40'' di svantaggio dal francese mentre il gruppo lascia per strada altri 30 secondi e comincia la salita con 3' di ritardo. Riblon comincia a credere nell'impresa e affronta a ritmo indiavolato la prima parte della salita, quella più dura e selettiva. Sastre sembra essere in grado di fare la differenza e si mette tutto solo all'inseguimento di Riblon alla ricerca di un doppietta qui ad Ax, 7 anni dopo il suo primo successo al Tour. Il gruppo dei migliori è tirato invece da Vinokourov, straordinario in questi tre giorni dove ha speso un infinità di energie. Ciò nonostante il kazako ha ancora la forza per tirare a tutta i primi 4-5 km di salita e il suo forcing per il capitano Contador (tra i due sembra tornato il sereno), fa vittime illustri nel gruppo dei migliori. E' Ivan Basso a staccarsi definitivamente a circa 7 km dal traguardo insieme a corridori come Kloden, Wiggins e Roche che normalmente sono un gradino sotto al corridore varesino. Evidentemente la maglia rosa non è arrivato ad avere oggi la condizione che si auspicava e paga ancora una volta dazio a troppi atleti. Il lavoro dell'Astana sembra il preludio ideale per un allungo di Contador il quale arriva puntualmente a circa 5,5 dal traguardo. Andy Schleck è però l'ombra gialla del corridore spagnolo che ci prova altre due volte nel giro di pochi secondi ma senza trarne alcun risultato se non quello di aver avuto l'ennesima conferma di aver trovato un rivale particolarmente ostico e in grado di impensierirlo in salita. La tattica di Schleck è logorante per Alberto: il lussemburghese infatti è concentrato esclusivamente sulle mosse del suo principale avversario senza curarsi degli altri uomini di classifica. Nell'indifferenza della maglia gialla un Menchov in gran forma e un Samuel Sanchez sempre più sorprendente prendono un leggero vantaggio provando a ritagliarsi uno spazio e a duellare per la terza piazza nella generale. Menchov sembra più pimpante ma i due, dopo aver ripreso e superato un esausto Sastre arrivano appaiati a 54'' da Riblon indiscusso protagonista di questa, per lui, leggendaria domenica. Schleck e Contador lasciano 14'' ai loro due inseguitori principali mentre Gesink e Van den Broeck, così come il redivivo Rodriguez non perdono un secondo dai due attori principali di questa Grande Boucle. Bravo anche a Damiano Cunego, giunto nono e migliore degli italiani oggi a 1'49'' dal vincitore. Il duo Liquigas giunge attardato: Basso perde 1'22'' dalla maglia gialla mentre Kreuziger quasi 2'. Entrambi delusi i due capitani di una squadra apparsa troppo stanca a causa di un Giro massacrante come dimostra il fatto che un gregario prezioso come Szymd si sia staccato già sul Pailheres. Probabilmente Basso, come ha dichiarato nel dopo tappa: “non sono al livello di coloro che lottano per il podio” oggi esce definitivamente di scena dalle primissime posizioni e penserà a questo punto a ben figurare almeno nella prestigiosa tappa con arrivo sul Tourmalet, dove una sua prova maiuscola potrebbe salvare un Tour che si è rivelato finora avaro di soddisfazioni per l'uomo di punta del ciclismo italiano.