FRASE CELEBRE

"Il ciclismo mi mancherà certo, ma anche io, ne sono convinto, mancherò al ciclismo".

Marco Pantani


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domenica 23 maggio 2010

BASSO Re dello Zoncolan

La montagna più dura incorona sempre lo scalatore più forte. E' questa semplice ma preziosa considerazione che il monte Zoncolan, la salita più impegnativa d'Europa (10 km al 12% di pendenza media), ha decretato al termine della quindicesima tappa. Lo scalatore in questione è Ivan Basso, il quale, dopo quattro lunghi anni di digiuno, torna a gioire al Giro nello stesso giorno in cui si dimostra essere l'uomo da battere per tutti i pretendenti al trono di Verona. La vittoria di Ivan è netta, disarmante per i suoi avversari, i quali uno dopo l'altro si sono accodati alla locomotiva verde, staccandosi uno a uno, in maniera lenta ma inesorabile dalla sua micidiale ruota. La tappa di oggi prevedeva altri 3 gpm tra cui il temibile passo Duron prima dell'arrivo ma, com'era prevedibile, tutto si sarebbe giocato alla fine in quei 10 km di inferno, duri, impossibili ma anche giudici incontestabili del valore di ogni ciclista. Il primo a sfidare lo Zoncolan è stato Scarponi:determinato e impavido il marchigiano è scattato ai meno 7 dall'arrivo: un accelerata più che uno scatto viste le pendenze impossibili che impediscono di fare selezione se non da dietro. Difatti sin da subito mollano Arroyo (un regno destinato a durare breve il suo) Sastre (già in difficoltà sul Duron) e Nibali (stanco per lo sforzo di ieri). Vinokourov e Cunego non provano a forzare, sono entrambi esperti per sapersi dosare ma anche consci di non poter competere in un arrivo del genere. Pinotti invece, dimostra di tenere particolarmente a far bene in questo Giro ma capisce ben presto di non poter tenere la ruota di Scarponi a cui si accodano i soli Basso ed Evans. Anche lo scalatore marchigiano è costretto però ad alzare bandiera bianca dopo un km, quando preferisce non rispondere a un allungo di Basso, cosa che invece riesce all'australiano della BMC. Forse Evans, favorito alla vigilia del Giro, sapeva già di essere oltre i suoi limiti in quei momenti ma non vi ha dato importanza. Il giudice Zoncolan, inflessibile, ha voluto fargliela pagare caro: a 4 km dall'arrivo Cadel perde improvvisamente 1, 2, 5, 10 metri...il suo motore si sta ingolfando e comincia a perdere potenza. E' nel corso di un km, dai meno 4 ai meno 3 dall'arrivo che il Giro di Evans potrebbe essere sfumato. Il campione del mondo lascia infatti qualcosa come 30'' a Basso, prima di riprendersi trovando un buon passo fino all'arrivo. Ivan invece rimane sempre sul sellino: il suo stile è quello del perfezionista attento solo a rispettare la tabella di marcia. Una tabella in crescendo visto che nel finale il varesino da tutto ultimando la salita in poco più di quaranta minuti. Evans perde ancora ma limita i danni con 1'19'' di ritardo precedendo Scarponi (bravo a dosare lo sforzo) di appena 11''. Quarto posto per un ottimo Damiano Cunego che giunge a 1'58'' da Basso rifilando 28'' a Vinokourov. Dopo il kazako giunge Sastre, il quale ha recuperato strada facendo diverse posizioni chiudendo a 2'44'' di ritardo. Nibali e Pinotti cedono invece rispettivamente 3'07'' e 3'20'' da Basso ma non escono sconfitti così come la maglia rosa Arroyo che cede 3'50'' ma continuerà a tenere la maglia ancora per qualche giorno. Bravissimo Richie Porte giunto a 5'46'' il quale mantiene la maglia bianca e il secondo posto nella generale nonostante, ricordiamo, sia solo al primo anno di professionismo.
Crisi nera invece per due uomini fino ad oggi tra i primi dieci: Wiggins e Tondo Volpini i quali giungono con 25' di ritardo in compagnia dei velocisti. La generale ovviamente viene sconvolta con Ivan Basso ora terzo in classifica a 3'33'' da Arroyo che risale di ben 8 posizioni. Il varesino da qui alla fine del Giro potrà gestire 48'' di vantaggio su Sastre, 1'10'' su Evans, 2'35'' su Nibali e 3' su Scarponi.

2 commenti:

Eco della Terra ha detto...

Speriamo sia segno di un ritorno del ciclismo pulito, delle passioni e degli sforzi, e non del potere e del business.

Jeeper ha detto...

La fatica dei corridori in questo Giro ci fa ben sperare che il ciclismo sia sulla buona strada...quella della trasparenza...