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"Il ciclismo mi mancherà certo, ma anche io, ne sono convinto, mancherò al ciclismo".

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domenica 2 gennaio 2011

Il mito di Fausto Coppi


51 anni fa, il 2 gennaio del 1960, ci lasciava l'atleta più vincente della storia del ciclismo italiano, il cui nome oggi è divenuto sinonimo di campione anzi di “campionissimo”: Fausto Coppi.


Eccellente scalatore, cronomen e passista di fisico gracile e longilineo, Coppi aveva dalla sua una capacità polmonare (6,5 litri) e un cuore potente (44 pulsazioni al minuto a riposo), che gli consentivano un rendimento eccellente sotto sforzo. Nato a Castellania in provincia di Alessandria il 15 settembre del 1919, Fausto cominciò a mettersi in evidenzia nel 1939 quando, correndo senza squadra, riuscì a far sue ben 7 gare e a conquistare un terzo posto al Giro dell'Appennino e al Giro del Piemonte (nonostante i problemi al cambio). Quest'ultimo piazzamento gli valse un contratto per la Legnano di Bartali con la quale partecipò al suo primo Giro d'Italia nel 1940, vincendolo nello stupore generale grazie sopratutto all'aiuto del ciclista toscano. Un Bartali che non poteva immaginare in quel momento di star aiutando a consacrare quello che sarebbe divenuto il suo più grande rivale nel dopoguerra. Bartali infatti considerava Fausto solo un “acquaiolo” (gregario) ed era effettivamente quello il ruolo di Coppi all'inizio di quel Giro. La caduta di Bartali però sconvolse le gerarchie interne e Fausto lasciò il segno per la prima volta andando a vincere la Firenze-Modena con un attacco sull'Abetone, che gli consentì di indossare la maglia rosa. Fu l'unica tappa vinta dal giovane corridore quell'anno ma fu sufficiente a farlo arrivare in rosa a Milano a 20 anni e 8 mesi, più giovane vincitore del Giro d'Italia ancora oggi. Il giorno dopo questa affermazione l'Italia entra in guerra e il “coscritto Fausto”, come fu definito dalla Gazzetta dello Sport, fu mandato a combattere con la sua divisione in Africa dove fu fatto prigioniero dagli inglesi. Rientrato a Napoli come attendente di un capitano britannico fu presentato a Gino Palumbo, caporedattore del quotidiano “la Voce”, il quale, grazie a un inserzione, riuscì a procurargli la prima bici donatagli da un falegname del paesino di Grumo Nevano. In seguito, approdato a Roma, fu tesserato per la S.S Lazio direttamente dal costruttore Nulli che gli fornì anche bici da corsa e vestiario. Coppi così potè tornare finalmente e gradualmente alla normalità vincendo i primi trofei e sopratutto la prima gara nazionale (Circuito degli Assi di Milano) e internazionale (Circuito di Lugano) disputata dai professionisti italiani nel dopoguerra. Nel 1946 Coppi passa alla Bianchi dove diviene capitano ed esordisce vincendo per distacco la Milano-Sanremo (dopo il suo arrivo la radio pronunciò la celebre frase: “primo classificato Coppi Fausto, in attesa del secondo classificato trasmettiamo musica da ballo”). Al Giro d'Italia Fausto parte male perdendo nella Chieti-Napoli ben 4' da Bartali, che approfitta della brutta giornata del campionissimo per attaccarlo. Si riprende nell'ultima settimana facendo sue le due tappe dolomitiche ad Auronzo e Bassano ma non basterà per rimontare il ritardo accumulato da Bartali che a Milano lo precederà di 47 secondi. In ottobre Coppi fa suo il primo Giro di Lombardia della carriera che rivincerà consecutivamente fino al 1949 e di cui detiene tuttora il record di vittorie (ben 5). Nel 1947 si riscatta nei confronti di Bartali riuscendo a far suo il Giro d'Italia a 7 anni di distanza dal primo trionfo. Ancora una volta però Coppi parte male e nella seconda tappa perde già 2'41'' da Bartali. Poi vince a Prato e a Napoli ma Ginettaccio gli è sempre francobollato al sellino. La terza vittoria coincide però con l'impresa che lo porterà a vincere il Giro: sul Falzarego Coppi attacca Bartali a poche centinaia di metri dallo scollinamento approfittando di un salto di catena del rivale. (una scena che richiama in parte ciò che è accaduto quest'anno al Tour sul Bales). E' sul Pordoi però che Fausto costruisce la sua impresa aumentando il suo distacco fino ai 4'24'' del traguardo di Trento. Dopo la maglia rosa, nel finale di stagione arrivano per Coppi anche il titolo di campione del mondo su pista e di campione italiano su strada. Per la resa dei conti con Bartali si deve aspettare invece il 1949 visto che il 1948 si chiude con un ritiro al Giro (per protesta vista la mancata esclusione della maglia rosa Fiorenzo Magni sul Pordoi per spinte irregolari) e la rinuncia al Tour stravinto da Ginettaccio. Quello che sarà un annata indimenticabile inizia già da marzo con la vittoria della Milano-Sanremo a cui segue quella del Giro di Romagna. Al Giro Fausto trionfa a Salerno e a Bolzano staccando Bartali sulle Dolomiti. Quest'anno il Giro si deciderà però in casa sua, nel Piemonte. Alla partenza del tappone Cuneo-Pinerolo in maglia rosa c'è un passista come Adolfo Leoni, il quale, superati indenne più di 3.000 km, è deciso a dare il tutto per tutto per difendere il suo primato. La giornata è fredda e piovosa e prevede le ascese di Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere sparse come ripidi macigni lungo i 249 km di gara. Coppi è in gran forma e dopo appena 57 km è già in fuga solitaria sulla Maddalena. Un attacco avventato, troppo in anticipo per sperare di fare male diranno in molti. E invece Fausto non si volterà mai, continuerà a scrutare il cielo danzando sui pedali. Un giornalista francese, Pierre Chany, raccontò di aver accompagnato in ammiraglia Coppi poco oltre la salita della Maddalena. Disse di essersi fermato in una trattoria paesana a mangiare un pasto completo dagli antipasti al caffè. Dopo aver pagato e fumato fu informato che il ciclista che passava davanti a lui era appena il sesto! In quella giornata leggendaria Coppi rifilerà al traguardo ben 11'52'' a Bartali e più di 20' al terzo classificato: Alfredo Martini. Dopo la sua terza rosa ecco Fausto impegnato in Luglio sulle strade di Francia per la prima volta. Così come Bartali l'anno precedente, Coppi parte male e dopo una caduta alla quinta tappa accusa già 35' di ritardo dalla maglia gialla. Il primo segnale della svolta lo dà nella lunga crono di La Rochelle dove si impone nettamente. Sui Pirenei recupera qualcosa a Bartali entrando nella top ten. Sulle Alpi invece si scatena la bagarre con il rivale che prova a staccare il campionissimo andando però in crisi di fame sull'Izoard. Ciò nonostante il vecchio Gino vinse in volata su Fausto ed indossò la maglia gialla. L'indomani ecco che Coppi getta un nuovo guanto di sfida nella Briançon-Aosta (prima frazione del Tour a terminare in territorio italiano) ottenendo stavolta la vittoria definitiva. Con i quasi 5' rifilati a Bartali, Coppi indossa la maglia gialla incrementando il suo vantaggio nella crono conclusiva di Nancy dove distacca i suoi avversari nettamenti. Certo a posteriori dobbiamo sottolineare come in questa edizione furono percorsi più di 220 km a cronometro specialità nella quale Coppi eccelleva mentre Bartali ormai 35enne si difendeva con i denti. Tant è che solo nelle prove contro il tempo Gino accusò ben 11'30'' dal rivale, un distacco maggiore di quello che fu invece il divario finale da Coppi a Parigi. Certo è che Fausto dimostrò definitivamente nel 1949 di essere il ciclista più forte e completo di sempre primo esempio di ciclista moderno: passista e forte a cronometro oltre che scrupoloso nella dieta a differenza di Bartali che fumava e beveva. Nasce in Francia il mito di Fostò, il primo uomo a centrare nello stesso anno la doppietta Giro-Tour. Sul finire della straordinaria stagione Coppi partecipa anche ai campionati del mondo in linea. E'un circuito per velocisti puri e Coppi deve inchinarsi al belga Van Steenbergen e allo svizzero Kubler ottenendo comunque un soddisfacente bronzo. A trent'anni Coppi è nel pieno delle forze come testimonia l'episodio della Parigi-Roubaix del 1950 quando il secondo classificato: il francese Diot esultò braccia al cielo sul traguardo esclamando di avere vinto la corsa poiché Coppi era fuori concorso. Ma quando sembrava tutto andare per il meglio ecco che la malasorte gli si accanisce contro. Durante la nona tappa del Giro cade in discesa fratturandosi il bacino e dovendo chiudere anzitempo la sua stagione. Nel 1951 non lascia il segno al Giro dove chiude quarto nonostante due vittorie di tappa mentre il 29 giugno durante l'arrivo del Giro del Piemonte, il fratello Serse, di 4 anni più giovane e suo compagno di squadra, cade in volata sbattendo la testa. Le sue condizioni non sembrano gravi ma rientrato in albergo fu colpito da un emorragia celebrale che ne causò la morte. Per Fausto che gli era affezionatissimo fu un duro colpo da digerire. Al Tour che inizia pochi giorni dopo infatti Coppi è lontano parente dallo splendido dominatore di due anni prima terminando la corsa a più di tre quarti d'ora dal vincitore in decima posizione. Il 1952 però è l'anno del riscatto. Al Giro vince tre tappe indossando la maglia rosa da metà percorso fino al podio di Milano. Al Tour invece fa ancora meglio imponendosi in 5 frazioni tra cui il primo storico arrivo sull'Alpe d'Huez. E' una cavalcata trionfale con 14 giorni in maglia gialla e un vantaggio di 28' sul secondo classificato: il belga Ockers. A questo punto con questa nuova doppietta Coppi supera di una vittoria il palmares di Bartali con 6 Grandi Giri contro 5. Ma Fausto è il campionissimo e per tenere fede fino in fondo al suo soprannome c'è solo una corsa che gli manca: il Mondiale in linea. (la Vuelta di Spagna allora non era considerata una corsa importante). L'occasione gli si presenta nel 1953 al Mondiale di Lugano, percorso adatto per le sue caratteristiche. Coppi va subito all'attacco ma gli rimane a ruota il belga Derycke. A 30 km dal traguardo però Fausto spicca il volo sulla salita della Crespera e per il valoroso belga non c'è nulla da fare: è il trionfo! Coppi a quasi 34 anni entra per sempre nella storia. Nel maggio dello stesso anno aveva vinto anche il suo quinto Giro d'Italia nella carriera (record attuale assieme a Binda e Merckx). La tappa regina di quell'anno fu la Bolzano-Bormio con la scalata dello Stelvio dove Fausto staccò la maglia rosa Koblet andandosi a prendere l'ennesimo successo. A partire dal 1954 Fausto intraprese, dopo aver vinto tutto, la sua parabola discendente nonostante la quinta vittoria del Lombardia e il secondo posto al Giro e il titolo di campione italiano l'anno successivo. Oltre all'età questo fu causato anche dai suoi problemi extra coniugali con il divorzio dalla prima moglie Bruna e la relazione tanto conclamata con Giulia Occhini, la famosa Dama Bianca che aveva conosciuto già nel 1948. Nel 1959 a quarant'anni, l'ex rivale Gino Bartali lo ingaggiò nel suo team: la Bartali per provare a restituirli la voglia di correre e di vincere. Quel sodalizio purtroppo, non si concretizzò mai visto che Fausto nel dicembre di quell'anno contrasse la malaria durante una battuta di caccia dell'odierno Burkina Faso, in Africa occidentale. Al suo ritorno Fausto accusò subito dei forti sintomi ma i medici non furono in grado di diagnosticarli il male e il Campionissimo, dopo essere entrato in coma, spirò le prime ore del 2 Gennaio 1960 in un ospedale di Tortona. A distanza di 51 anni porgiamo un grazie a chi ha saputo riscrivere la storia della bicicletta superando limiti che si credevano invalicabili, ciao Fausto!

1 commento:

Manuel (Ciclismo PST) ha detto...

Ho visto lo speciale di Rai Sport mandato in onda proprio il 2 gennaio. Mi è piaciuto perché hanno usato interviste con testimoninanze dell'epoca. Niente De Stefano o Beppe Conti.