FRASE CELEBRE

"Il ciclismo mi mancherà certo, ma anche io, ne sono convinto, mancherò al ciclismo".

Marco Pantani


ciclismoAruotaliberA su youtube:

Loading...

Vota il nostro blog

Cerca nel blog

PRIMO PIANO

venerdì 30 aprile 2010

I PROTAGONISTI DEL GIRO: 5- DAMIANO CUNEGO


Damiano Cunego, il “piccolo principe” come è stato ribattezzato dai suoi tifosi, proprio come il protagonista dell'omonimo romanzo di Saint-Exupery sta cercando di far ritorno nella sua “dimensione” originaria: il pianeta delle corse a tappe. Mentre al piccolo principe bastò un morso di serpente per tornare nel proprio regno, nel caso di Damiano ci hanno pensato direttamente gli organizzatori del Giro, facendo concludere la corsa rosa (solo una coincidenza?) proprio nella sua città:Verona. Basterà questo regalo per far covare al “piccolo principe” nuove ambizioni di successo in una corsa che è già stata sua nel 2004? Non è facile ipotizzarlo anche se le ultime tappe di montagna disputate da Cunego in una grande corsa a tappe (Vuelta 2009), hanno visto il veronese capace di staccare tutti i big come sei anni fa sul passo Furcia. Fu allora che il giovane gregario di Simoni, lasciato andare imprudentemente in fuga, con un azione d'altri tempi e grazie al prezioso aiuto del compagno di squadra Paolo Tiralongo, riuscì ad arrivare per primo al traguardo conquistando anche la maglia rosa. Quell'anno Cunego, allora 22enne, vinse anche il giro del Trentino e di Lombardia classificandosi tra i primi anche alla Vuelta e al Mondiale. Nel 2006 arriva l'ultima soddisfazione di Damiano nelle corse a tappe con la vittoria della maglia bianca come miglior giovane al Tour conquistata grazie al secondo posto sulla "regina delle montagne francesi": l'Alpe d'Huez e ad un ottima cronometro nella penultima tappa. Da allora il “piccolo principe” è cresciuto, troppo in fretta forse, non riuscendo più ad esprimersi all'altezza della sua fama nei grandi giri. Al contrario è diventato a tutti gli effetti un ciclista da classiche come testimoniano la vittoria all' Amstel Gold Race e il terzo posto alla freccia Vallone entrambi nel 2008. La grande delusione per Damiano arriva ai mondiali di Varese dove l'allungo del connazionale Ballan a pochi chilometri dall'arrivo lo priva dell'oro per una manciata di secondi. L'anno successivo la "maledizione del piazzato" colpisce ancora Damiano, bruciato prima da Rebellin e poi da Pozzato sui rispettivi traguardi della Freccia Vallone e del campionato italiano. L'unico segnale positivo è stato il risveglio, come già detto ottenuto alla Vuelta, pochi giorni prima di compiere 28 anni. Intervistato in occasione della presentazione del Giro 2010 Damiano ha fugato eventuali dubbi sulle sue possibilità di vittoria finale affermando che correre esclusivamente per vincere qualche arrivo in una corsa a tappe ha già dato buoni risultati e che lui si sente e resta un corridore da classiche. Pretattica? Bluff? Sinceramente pensiamo che le speranze di bissare il Giro siano poche per Damiano anche se, nel caso il veronese trovasse una buona condizione nell'ultima settimana, la sua comprovata abilità in salita potrebbe mettere in difficoltà chiunque o magari fungere da trampolino di lancio per qualche attacco importante. Vittorioso o meno Verona aspetta finalmente il ritorno del suo amato principe...

GIRO D'ITALIA 2010: 8-30 maggio 2010.






Ci aveva lasciati con un finale al cardiopalma...la caduta di Menchov negli ultimi metri della cronometro finale fu l'ultimo colpo di scena di un giro del centenario intenso, incerto e ricco di emozioni. La premiazione davanti al Colosseo con Menchov vincitore, Di Luca e Pellizotti sul podio, e poi giù il sipario. Tra pochi giorni, esattamente l'8 maggio, quel sipario verrà riaperto e andrà in scena la 93esima edizione del Giro d'Italia che si concluderà a Verona il 30 maggio. Sulla carta un giro che piace agli appassionati con 7 arrivi per velocisti, 4 cronometro tra cui una cronoscalata e una cronosquadre, e 5 arrivi in salita e in mezzo a tutto ciò tanta, ma tanta salita. Gli appassionati sono pronti quindi ad attendere il passaggio della mitica carovana lungo il percorso che riproporrà molte delle montagne che fanno parte della storia della corsa rosa: Mortirolo, Gavia, Zoncolan, Plan de Corones e Tonale. Dopo un trittico in Olanda, una crono individuale di 8,4 km e due tappe pianeggianti, si torna in Italia. La quarta frazione è una crono a squadre di 32,5 km con partenza da Savigliano ed arrivo a Cuneo. Questo sarà il primo punto chiave del giro, in cui si formeranno i primi distacchi importanti per la lotta alla maglia rosa, ma siamo solo all'inizio. Con la quinta tappa si cominciano a vedere le prime salite, anche se l'arrivo a Novi Ligure è adatto ai velocisti. Dopo il Piemonte il Giro d'Italia sfiora la Liguria e poi si butta fra l'Emilia e la Toscana dove troviamo una delle novità di questa edizione, un lungo tratto di sterrato nella settima tappa, la Carrara-Montalcino di km 215. "Anche in Italia abbiamo una piccola Roubaix", ha commentato Angelo Zomegnan, direttore del Giro d'Italia, presentando la frazione che prevede un ultimo tratto di strade bianche di circa 10 km. Il giorno dopo, il Giro affronterà la prima tappa con arrivo in salita, la Chianciano-Terminillo di 189 km. Questo primo arrivo in salita molto probabilmente non ci dirà chi vincerà il Giro 2010, ma ci dirà chi non potrà vincerlo. Da sempre infatti le prime rampe del giro riservano grandi sorprese. Il traguardo dell'undicesima tappa è a L'Aquila, al termine della frazione più lunga del Giro di 256 km. A prescindere dal significato “umanitario” la frazione prevede tre Gpm e un arrivo in leggera salita. La corsa si prende poi un paio di tappe di semi riposo, con un arrivo allo sprint a Porto Recanati e una tappa mista dalle Marche a Cesenatico (dove il giro omaggerà Marco Pantani) ma dalla quattordicesima frazione arrivano le salite: i 19 km del Monte Grappa e arrivo ad Asolo dopo 201 km, e nella 15a tappa, con arrivo sul Monte Zoncolan dopo 218 km. Dopo il secondo giorno di riposo la carovana riparte con un'altra frazione destinata a fare selezione: la 16a tappa è una durissima crono-scalata di 12,9 km con partenza da San Virgilio di Marebbe a Plan de Corones. Fa paura anche la 19a frazione, la Brescia-Aprica di 195 km in cui i corridori affronteranno le terribili vette del Mortirolo, la salita del Pirata. La cima Coppi della 93a edizione è sui 2618 metri del Passo Gavia con pendenze massime del 15%, momento-chiave della 20a tappa la Bormio-Ponte di Legno. Dalla 14a frazione in poi c'è solo salita...e che salita. La terza settimana sarà un vero e proprio calvario per i pretendenti al giro e qui vedremo chi sarà veramente il più forte. Tutte queste salite oltre a dare spettacolo lasceranno il Giro in bilico fino all'ultimo in quanto su queste asperità la classifica potrà essere riscritta ogni giorno. L'ultima frazione, la 21esima, non sarà una passerella ma una insidiosa crono individuale di 15,3 km con arrivo all'interno dell'Arena di Verona. Come si può vedere il percorso è spettacolare e i big si dovranno dare battaglia sulle salite storiche del giro, li dove prima di loro hanno scritto la storia di questa corsa e di questo sport i grandi del ciclismo. La febbre rosa sta salendo tra gli appassionati di ciclismo e le domande su come potrà essere questo Giro e chi potrà lottare per la Rosa sono numerose. Certamente quando la strada si rizzerà sotto i pedali avremo le nostre risposte...

mercoledì 28 aprile 2010

I PROTAGONISTI DEL GIRO: 6-BRADLEY WIGGINS


Se ce l'avessero detto un anno fa non ci avremmo creduto.... eppure Bradley Wiggins, 30 anni compiuti oggi, nonostante il 71esimo posto con cui ha chiuso l'edizione passata, è da considerarsi uomo di classifica per il Giro 2010. La metamorfosi di questo atleta, figlio d'arte del ciclista Gary Wiggins, si deve ad una questione di stimoli e alla volontà di mettersi in gioco che lo hanno portato a lasciare la pista per provare l'avventura su strada. Bradley, 1.90 cm di altezza, si fa notare nel panorama internazionale a soli 20 anni quando vince la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Sydney nell'inseguimento individuale. E' l'inizio di un era, quella sua e della Gran Bretagna, che ha fruttato numerose medaglie nel ciclismo su pista e ai mondiali di specialità. Tra il 2004 e il 2008 Bradley vince 5 medaglie olimpiche di cui 3 ori, confermandosi il ciclista più forte del mondo in pista. Dopo queste vittorie però, il ciclista inglese comincia a rendersi conto che non avrebbe potuto vincere altro nella specialità che lo ha consacrato e a 28 anni compiuti inizia a focalizzarsi sui prologhi e sulle cronometro dei grandi giri. Wiggins aveva già preso parte al Giro del 2005 e vinto il prologo nel Delfinato 2007 ma la scelta di lasciare definitivamente la pista porta risultati praticamente immediati: al Tour dell'anno scorso Wiggins si presenta alla partenza con 6 chili in meno rispetto al Giro 2009. Il terzo posto del prologo lo rincuora ma non mette paura ai grandi favoriti della Grand Boucle. Contador & Co. devono però ricredersi sulle Alpi dove Bradley pur senza scattare, rimane col gruppo dei migliori in quasi tutte le salite, portando a casa ottimi piazzamenti come il quinto posto nell'arrivo in quota a Verbier. Alla fine Wiggins chiude la corsa francese al quarto posto davanti ad uno scalatore puro come Franck Schleck e a 30 secondi dal pluri vincitore Armstrong, giunto terzo. Quest'anno Bradley si è trasferito al nuovo team pro tour Sky e si prepara ad una stagione che potrebbe determinarne la consacrazione da atleta di “fondo”. L'obiettivo per lui è ripetersi al Tour dove sarà capitano ma voci vicine al corridore affermano che non verrà in Italia soltanto per allenarsi, ma che vuole fare bene. Ovviamente la cronometro è la sua specialità, soprattutto su percorsi brevi e veloci, dove può esprimere tutta la sua potenza. In salita ha dimostrato di essere forte anche se su ascese lunghe e con pendenze importanti, come quelle presenti nell'edizione di quest'anno, i suoi 70 chili potrebbero limitarlo nella corsa al primato. Resta comunque una grande incognita, da seguire con attenzione evitando di sottovalutarne le chances....

martedì 27 aprile 2010

I PROTAGONISTI DEL GIRO: 7-STEFANO GARZELLI

Stefano Garzelli, classe '73, è sicuramente uno degli atleti più rappresentativi della storia del Giro d'Italia degli ultimi quindici anni. Il ciclista varesino inizia la sua avventura professionistica nel 1997 alla Mercatone Uno di Beppe Martinelli, con l'obiettivo di fare esperienza e aiutare in salita (da sempre il suo terreno preferito) un certo Marco Pantani. La caduta del pirata nella tappa del Giro Mondragone-Cava dei Tirreni lasciò il via libera alle ambizioni di Stefano il quale si rivelò da subito un corridore da corsa a tappe chiudendo la manifestazione al nono posto. L'anno successivo arriva il primo successo internazionale al giro di Svizzera dove precede corridori dal calibro di Ullrich, Riis e Jalabert.
Nel 2000 i ruoli si ribaltano: è Pantani il gregario e Garzelli il capitano. Nella tappa di Prato Nevoso Stefano sfrutta il lavoro prezioso di Marco e si invola verso il suo unico successo di tappa, il quale, assieme alla prestazione nella crono scalata del Sestriere, lo porteranno a sfilare a Milano in maglia rosa. A ventisei anni Stefano raggiunge l'apice della sua carriera sportiva in quanto nelle stagioni successive, complice un coinvolgimento doping per responsabilità oggettiva (come si legge nel suo sito), arriveranno solo piazzamenti come il secondo posto al Giro 2003 a soli 9 secondi da Gilberto Simoni. Dopo il passaggio all'Acqua & Sapone nel 2007 inizia una seconda giovinezza per Stefano, il quale, al Giro dell'anno scorso, è stato capace di vincere la maglia verde di miglior scalatore e di piazzarsi al sesto posto finale a meno di 9' dal vincitore Menchov. Se non fosse per questioni anagrafiche Garzelli potrebbe essere insomma ancora uno dei possibili favoriti quest'anno, in quanto oltre al palmares delle otto vittorie di tappa al Giro è un corridore completo agile in salita, buon passista e veloce a cronometro. Le reali ambizioni di Stefano sono però quelle dichiarate in occasione della presentazione del Giro alle telecamere della Gazzetta: un percorso che il varesino definisce molto duro, in quanto sono state racchiuse in esso diverse salite che gli anni scorsi venivano dilazionate in più edizioni con chiaro riferimento al Mortirolo e allo Zoncolan. “Potrebbe essere il mio ultimo giro, dice Stefano, pertanto voglio essere ancora protagonista arrivando ad avere la condizione del 2009”. Una volontà che secondo i nostri pronostici sarà rispettata anche se la maglia alla portata di Stefano sembra essere tinta di verde più che di rosa.

I PROTAGONISTI DEL GIRO: 8-ALEXANDRE VINOKOUROV


L'eco della vittoria di Domenica, aggiunto al successo finale del 34esimo Giro del Trentino, ha riacceso le luci della ribalta su Alexandre Vinokourov inserendolo di diritto tra i “papabili” in lizza per la vittoria del Giro d'Italia 2010. La condizione di forma mostrata dal kazako a Liegi è molto elevata, forse troppo in ottica corsa rosa, considerando che mancano ancora due settimane alla partenza. Spesso, infatti, i vincitori delle passate edizioni hanno trovato la “gamba” soltanto a metà Giro, arrivando al top della condizione fisica durante la terza settimana. Una considerazione che si va ad assommare alle dichiarazioni dell'atleta kazako, il quale, ha ribadito di puntare in questa stagione, oltre che alla Liegi, alla maglia rosa. Il prestigioso simbolo del primato manca ancora alla personale collezione di Vino, ma la nostra sensazione è che il corridore dell'Astana possa indossarla solamente part-time, ovvero prima della bagarre finale prevista come di tradizione sulle Alpi. Vinokourov infatti non ha mai partecipato al Giro, una corsa lunga, impegnativa e che difficilmente premia corridori alla prima esperienza; senza contare che l'età non gioca certo a favore del kazako, reduce da un stop per doping che lo ha tenuto lontano dai grandi giri per quasi 3 anni (ultima tappa disputata il 23 luglio 2007 al Tour, vinta e poi revocata). A suo favore Vinokourov, può però contare su una potenza di pedalata che ha pochi eguali nel ciclismo professionistico. Lo confermano i due bronzi iridati conquistati nel 2004 e nel 2006, prima di laurearsi lo scorso anno campione asiatico nella cronometro. Oltre a queste doti, l'atleta kazako possiede una buona dose di combattività, che ne fa un corridore da fughe e scatti più che un leader attento solo a difendersi e a rispondere agli attacchi altrui. Sempre in tema di grandi giri ben 2 sono stati i podi conseguiti da Vino: terzo al Tour 2003 e vincitore nel 2006 alla Vuelta. L'anno successivo il ruolo di favorito al Tour giocò un brutto scherzo al capitano dell'Astana, prima vittima di una caduta e poi, dopo aver perso quasi mezz ora in salita, coinvolto nello scandalo doping. Sta di fatto che dopo essersi ritirato a fine 2007 Vino è ritornato per approdare finalmente al Giro un anno dopo rispetto al suo piano originale. La sua determinazione e costanza lasciano poco spazio a scenari negativi: la cronometro di Amsterdam potrebbe essere l'occasione giusta per lanciarlo alla ribalta della corsa rosa ma per nutrire ambizioni di classifica sarà necessario tirare fuori le doti da passista-scalatore: già dalla tappa del Terminillo saremo in grado di capire se anche la freccia dell'Astana potrà dire la sua....

Liegi-Bastone-Liegi: il ritorno di Vinokourov



ANS (Belgio) 25/04/2010. Numerosi atleti nella propria carriera hanno commesso errori pesanti come macigni, capaci in pochi istanti di cancellare tanti anni di successi e onorata carriera. Alcuni hanno gettato la spugna, altri dopo essere caduti hanno saputo rialzarsi e riprendere da li dove avevano interrotto. Questo è il caso di Alexandre Vinokourov fresco vincitore della "vecchia signora" del ciclismo: la Liegi-Bastogne-Liegi. Chi lo conosce lo sa "Vino" è un navigato; uno che non molla mai, e chissà quante volte in cuor suo ha sognato di reimporsi qui a Liegi (aveva già vinto la corsa nel 2005) nella corsa più antica del panorama ciclistico (118 anni), la corsa organizzata dagli stessi organizzatori del Tour de France che nel 2007 lo squalificarono per doping. Un copione Tarantiniano per il ritorno al ciclismo che conta di un vecchio leone 37enne.

ORDINARIA AMMINISTRAZIONE: Appena dopo 3km dal gruppo esce una fuga composta da 7 corridori tra cui l'italiano Finetto, il francese Bouet e il finlandese Veikkanen. Il gruppo controlla e li tiene a "bollire". Vantaggio massimo 5minuti e mezzo... ripresi a 60 dall'arrivo. Tra i big ad inizio corsa da segnalare problemi ad un ginocchio per lo spagnolo Valverde che poi recupera e guasto alla bici per Frank Scheck.


ESPLODE LA BAGARRE
: La corsa vera inizia sul colle della Redoute una volta riassorbito l'ultimo fuggitivo di giornata. Ai 40km dall'arrivo accendono la miccia i due italiani Garzelli e Agnoli e l'olandese Tankink, il loro scatto dura poco, ma una volta ripresi Franck Schleck rilancia l'azione con un'attacco che lancia il fratellino Andy (vincitore nel 2009) seguito dal favorito di giornata e idolo di casa: Philippe Gilbert. Per qualche km sembra l'azione giusta il tandem Andy-Philippe sembra funzionare a dovere finchè non rompe gli indugi El Babosa: Alberto Contador. Con una delle sue proverbiali frustate alza il ritmo del gruppo dei migliori che in pochi km recuperano sui due fuggitivi e riportano compatto il gruppo dei Big tra cui figurano Evans, Valverde, Contador, Vino, Cunego, i fratelli Schlek, Kolobnev e Gilbert. Siamo ai meno 20 dal traguardo da li in poi è un susseguirsi di scatti e contrattacchi in cui i vari contendenti si studiano e alzano il ritmo per fare corsa vera.

ALL-IN: L'attacco vincente arriva a 15km dall'arrivo quando Vino con una delle sue sparate si invola e prende un buon margine seguito solo dal russo Kolobnev. Dietro i favoriti di giornata non li seguono: forse non credono sia l'attacco buono e si marcano a vicenda...forse a forza di attacchi la gamba è venuta a mancare. I Km intanto passano il tandem dell'est prende 30" di margine e affronta l'ultimo colle di giornata, quello del Saint Nicolas, a tutta senza perdere secondi. Dietro Gilbert capisce che la corsa di casa gli sta sfuggendo dalle mani e scatta, ma ormai è tardi i due davanti sono imprendibili e si giocheranno la vittoria. Vino e Kolobnev collaborano e arrivano insieme all'ultimo km dove il kazako alza il ritmo, vuole evitare una volata in quanto il russo sarebbe più veloce. Kolobnev si aggrappa con tutte le forze alla bici ma cede inevitabilmente ai meno 500 sotto i colpi di pedale di uno scatenato Vinokourov che porta a casa una corsa prestigiosissima a 14 giorni dall'inizio del Giro D'Italia. Nello sprint degli inseguitori Valverde regola facilmente Gilbert ed Evans.


VITTORIA PULITA
: Poche parole, ma chiare quelle di un sorridente Vinokourov dopo la vittoria: "Volevo dimostrare di poter vincere senza doping, e l’ho dimostrato. Questa è una vittoria pulita. Sono qui per far capire agli altri corridori che con l’allenamento ce la si può fare, che il lavoro paga, che si vince anche senza doping". Come dire: sbagliando si impara.