FRASE CELEBRE

"Il ciclismo mi mancherà certo, ma anche io, ne sono convinto, mancherò al ciclismo".

Marco Pantani


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giovedì 27 maggio 2010

DAVID ARROYO:IL GRINGO.

Questo spagnolo con la faccia da gringo sarebbe potuto tranquillamente essere un protagonista di uno dei mitici western di Sergio Leone. Metteteci un poncio e un cappello da cowboy e immaginatevelo vicino a Clint Eastwood nel film il buono il brutto e il cattivo. Ci sta bene vero? In maglia rosa invece stona un pò: forse perchè è un buon corridore, ma non ha mai impressionato; o probabilmente perchè a questo punto del Giro ci immaginavamo tutti di vedere la Rosa sulle spalle di Evans, Basso o Scarponi. Un altro motivo potrebbe essere che dopo la dominazione Contador nel 2008 e il Giro del Centenario al russo Menchov e vista la crisi recente del ciclismo di casa nostra vorremmo vedere il simbolo del primato in mano ad un italiano. Perchè diciamolo la Rosa la sentiamo anche un pò nostra; è uno status simbol come il Colosseo o gli spaghetti. La motivazione principale di questo sentimento anti-Arroyo che c'è nell'aria, va cercato molto probabilmente nel modo in cui ha preso la maglia rosa: la fuga bidone dell'Aquila. E' brutto definirla così perchè è stata una mossa astuta, sopraffina, studiata, ci vorrebbe un nome appropriato tipo "La grande Fuga". Solo che il protagonista non è Steve Mcqueen ma bensì David Arroyo: nato il 7 gennaio 1980 a Talavera de la Reina alto 1,70 per 60kg di peso. Diventa professionista a 21 anni nella Once poi passa nel 2005 alla Illes Balears, attuale Casse d'Epargne nella quale milita tutt'ora. Un buon corridore, costante e affidabile, fido gregario di Valverde al Tour e alla Vuelta si è piazzato 10° al Giro 2007 e 11° al Giro 2009. Vittoria più prestigiosa: una tappa allla Vuelta nel 2008. Insomma un corridore come tanti che ha però avuto la fortuna/bravura di essere al posto giusto al momento giusto: mica una cosa da poco. Al pubblico del ciclismo però piace vedere vincere il più forte e non il più fortunato, si vuole vedere la fatica, la gamba, la testa, il carattere. Solitamente dopo 21 tappe vince quasi sempre il più forte. Quasi. Una fuga come quella dell'Aquila, che capita ogni 50 anni, rischia però di compromettere tutto. Arroyo resisterà fino alla fine? O cederà il passo a Evans o Basso per il loro duello finale? Se dovesse resistere se la sarà comunque guadagnata perchè Aquila a parte avrà comunque affrontato pure lui Grappa, Zoncolan, Plan de Corones, Mortirolo, Gavia. Poco importa se in salita si staccherà sempre e non arriverà solo, se a Verona sarà davanti se la sarà sudata la sua maglia rosa...pardon...poncio rosa...Noi crediamo che all'Aprica la maglia rosa cambierà padrone, ma è una nostra sensazione. Questo spagnolo è un osso duro e non la mollerà facilmente perchè la Rosa, lo sappiamo, da dipendenza... come un buon vino: più ne bevi e più ne vuoi. Altro che duello Evans-Basso con tanto di Sport-Week dedicato, Arroyo ha fatto perdere il sonno a molti Big che già da Verona sono partiti con l'intento di fare classifica. Lui invece è partito come gregario di Bruseghin che poi però si è ritirato. Allora la Casse d'Epargne ha ben pensato di puntare su Lastras per le tappe e Arroyo per fare il miglior piazzamento possibile nella generale. Poi all'Aquila ha colto l'attimo ed è stato abile ad andarsi a prendere la maglia rosa.
Ora Arroyo, il brutto, indossa la maglia rosa e stringendo i denti cerca di scappare mentre dietro al galoppo lo inseguono due cacciatori di taglie: Evans e Basso (decidete voi chi è il buono e chi il cattivo)...come in un film di Sergio Leone...

1 commento:

filippo ha detto...

purtroppo ho la sensazione che arroyo ce la farà..
se non crolla venerdi..(e non credo).. la porta casa la maglia..