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"Il ciclismo mi mancherà certo, ma anche io, ne sono convinto, mancherò al ciclismo".

Marco Pantani


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lunedì 26 luglio 2010

Storie dal Tour: Pedro Horrillo

Il Tour de France non è solo una competizione sportiva, è un simbolo, una carovana mitica più forte del tempo e degli eventi, una "lavatrice" colma di storie di vita: dei corridori e di tutti coloro che ruotano in torno a questa kermesse. Basta centrifugare, sceglierne una; e raccontarla. 



Giro d'Italia 2009, 16 maggio. 8a tappa: Morbegno-Bergamo 209 km. Nella discesa della Culmine di San Pietro il gruppo sfreccia ad alta velocità tra i tornanti che costaggiano la montagna. Ad un tratto un rumore sordo, come di un colpo. Poi una bici  abbandonata che resta appoggiata alle barriere protettive, senza il proprio corridore. Subito partono le ricerche di Pedro Horrillo, corridore classe 1974, spagnolo, della Rabobank. Cercheranno Pedro per venti minuti, prima di localizzarlo 60 metri più in giù in fondo ad una scarpata. Per alcuni istanti il gelo scende sull'allegra e vitale carovana rosa. La croce rossa e il soccorso alpino recupereranno Pedro Horrillo trasportandolo in ospedale con un elicottero. Salvo per miracolo per alcuni; lo spagnolo riporterà "l'incrinazione di alcune costole con conseguente versamento di liquido nei polmoni e altre fratture esposte di femore e rotula sinistra" per utilizzare termini medici. 
La vita fortunatamente è continuata, ma mai più come prima: quella è stata l'ultima giornata da corridore professionista per Horrillo, l'ultima tappa con un numero sulla schiena, l'ultima pagina della sua umile, ma generosa e onorevole carriera da gregario; di Oscar Freire in modo particolare. Dopo quel volo e un polmone conciato male, Pedro ha dovuto dire basta. L'età era avanzata, avrebbe smesso di li a poco, ma terminare una carriera in un burrone non è una cosa piacevole, e ancor di più dover dire addio alla professione che si ama in modo forzato. Le pagine dei giornali, le cronache sportive lo hanno presto dimenticato, per fare posto alla vittoria del proprio compagno alla Rabobank Denis Menchov  che gli dedicò con tutta la squadra la vittoria al Giro del Centenario. Spenti i reflettori della ribalta, Pedro ha tenuto duro e cmbattuto, per se stesso e per la propria famiglia; ed è rimontato in sella, della propria esistenza, per reinventarsi un futuro.

Tour de France 2010. In gruppo torna Pedro Horrillo. Non da corridore però, bensì da gionalista sportivo; per il giornale spagnolo El Pais. Tanto amore per la bici, una laurea in filosofia e la voglia sfrenta di rimanere in quell'ambiente dalla quale il destino lo aveva allontanato prematuramente e in modo traumatico. Rivederlo in forma e col sorriso ha dato gioia anche a chi non lo conosce, ma ha avuto i sudori freddi nel vedere una bici poggiata al gard-rail con i presenti che guardavano in giù con sguardo spettrale e smarrito. Per la cronaca Horrillo ebbe la freddezza dopo un volo terribile in un burrone, di indicare al proprio angelo soccorritore la via più breve per ritornare "in superficie". Pedro Horrillo ; uno che collaborava con El Pais già da corridore, come a dire: meglio avere sempre un piano B.

Cadere in un burrone, precipitare in un incubo. Riemergere, soffrire, lottare per reinventare una vita e rimanere comunque attaccato alla Bici. Quella bici  che Horrillo non abbandonerà mai più sola appoggiata ad un guardrail, anche se ora il Giro d'Italia è stato sostituito dai giri della domenica. E' proprio una gran bella storia....quelle dell'amore per  il ciclismo, che ora racconta anche lui dalle pagine di El Pais. In bocca al lupo a Pedro Horrillo.

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