FRASE CELEBRE

"Il ciclismo mi mancherà certo, ma anche io, ne sono convinto, mancherò al ciclismo".

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lunedì 19 luglio 2010

Revel-Ax 3 Domaines: le pagelle

Spenta la tv resta un senso di delusione, frustrazione e scontentezza per la tappa appena vista. La 14a frazione inaugurava i 4 giorni sui Pirenei, e per come era stata presentata da organizzatori e media, e visto il profilo dei 184 km le attese erano altissime. La realtà, come spesso accade, si è rivelata invece un'altra cosa, la tappa è stata poco movimentata e per niente spettacolare; ha lasciato spazio solamente a una battaglia più tattica e psicologica che tecnica e fisica. Certo alcuni verdetti sono arrivati, ma sulle salite si voleva vedere più azione e meno strategie, più cuore e meno testa, insomma si voleva vedere corsa vera, che non c'è stata: un pò per i corridori sempre troppo attaccati alle radioline, e probabilmente per un percorso in parte sopravvalutato. Andiamo nel dettaglio dei corridori dopo aver dato un voto alla frazione: 5,5. La salviamo solo per il finale comuque godibile e per l'interessante e audace fuga nata a inizio corsa. Per il resto troppo raziocinio e poche emozioni e cuore, i veri motori dello sport. TAPPA CERVELLOTICA

RIBLON: 9. Partire la mattina all'attacco nei primi km di corsa, con altri otto colleghi, con lo zainetto pieno di coraggio e un sogno nella mente, con 184 km da affrontare sembra un'azione spregiudicata e da pazzi; arrivare dopo 180 km di fuga è un'impresa indelebile nella carriera di un corridore. In mezzo tanta fatica, 2 salite scalate e la voglia matta di arrivare al traguardo per coronare quel sogno nella mente. Soprattutto se ti chiami Riblon e sei francese, e la corsa è il Tour de France. Prima vittoria prestigiosa in carriera per questo ex pistard, che crea il mix perfetto. CUORE: quello che serve per imbarcarsi in una fuga come questa. TESTA: indispensabile per centellinare le energie e muoversi nel modo giusto. Chiaramente un pizzico di forma che non guasta mai. Risultato: Sbalorditivo. ALCHIMISTA

CUNEGO: 6,5. Sul primo GPM tiene botta, poi quando Charteau scatta quasi sulla vetta lui lo segue, ma non riesce a batterlo allo sprint per i punti della maglia a pois. In discesa si lancia stile Kamikaze e agguanta il gruppetto Sastre che sembra un treno abbastanza veloce per arrivare al traguardo. Poi dietro però partono gli Eurostar di classifica. Nell'ascesa finale non crolla anzi si gestisce bene arrivando a 40" dai migliori. Per vincere la tappa manca ancora qualcosa, ma è vivo, volonteroso, imprevedibile. SIMPATICA CANAGLIA

LEIPHEIMER. 6,5. L'americano nuovo leader della Radioshack resiste in salita e resta 7° in classifica con una crono di 50 km che gli strizza l'occhilino in ottica primi 5. Solitamente lui è uno che nelle tre settimane paga una giornata di crisi nera, per ora non se ne vede segno. Al momento si gestisce bene, conoscendo i propri limiti e ricorrendo alla propria esperienza nelle corse a tappe. Oggi paga ai Big circa un minuto, ma il suo obiettivo è finire almeno nei 10 e nella tappa di oggi ha dimostrato solidità e buon ritmo personale. METRONOMO

GESINK. 7. Nell'ultima ascesa sembra costantemente alle corde, perde qualche metro che poi costantemente ricuce, grazie anche alle tattiche bizzarre di alcuni avversari. Arriva con i migliori e fa capire che dai 10 non ne esce a costo di farsi 3 volte il Tourmalet invece che 2. Nelle tappe più dure potrebbe certamente cedere qualcosa, ma colpisce di lui che nonostante la giovane età riesce sempre a riemergere. TAPPO DI SUGHERO

BASSO. 5. Alzi la mano chi vedendolo staccarsi nei primi km dell'ultimo GPM non ha avuto un sussulto. Se un corridore come Ivan si stacca e paga da Leipheimer, Moreau, Horner, Hesjedal e compagnia significa che manca proprio la gamba. Il Basso del Giro oggi sarebbe arrivato con i migliori, invece della corsa rosa restano solamente le fatiche e il bel ricordo chiaramente. Resta il rimpianto di non poter vedere il corridore che anni fa al Tour spopolava e lottava con i grandi campioni, mentre era uno straniero in casa propria. Entra nei dieci e per questo Tour sembra essere la sua massima ambizione. Il minuto e mezzo preso dai Big è una resa definitiva. REDUCE

SCHLECK. 7. Per la condizione che ha meriterebbe 9, ma per come corre lascia spazio a qualche critica. Pur sapendo che c'è una crono finale che favorirà nettamente Contador, non cerca di staccare lo spagnolo; sceglie invece la tattica del nervosismo. La sua Saxo non tira mai, e si comporta come se la magia gialla fosse sulle spalle di Contador. Andy resta sempre a ruota del capitano dell'Astana e non tira un metro cercando di fargli saltare i nervi, fino a quando i due si fermano quasi per decidere il da farsi, e se si staccano è solo per il loro gioco personale. Con una gamba così servirebbero più scatti e meno tatticismi, ma evidentemente la maglia gialla ha in mente un punto preciso dove attaccare. Per ora marca a uomo Contador. L' OMBRA

CONTADOR. 7. Fa tirare l'Astana su tutta la prima ascesa scremando il gruppo. Nella salita finale prova 3 scatti poco convinti, quasi a voler mettere alla prova Schleck. Quando si accorge che Andy lo tallona e non tira un metro, si ferma e gli rivolge due parole che sbloccano la situazione e i due si mettono a inseguire i primi per perdere solo pochi secondi. Un tempo i grandi campioni cercavano di fare selezione per vincere, oggi si specchiano nella loro superiorità e si piacciono un pò troppo. Non sarà il dominatore del 2009, ma non dimostra cedimenti e corre da leader della corsa senza avere ancora la maglia gialla. NARCISO

MENCHOV-SANCHEZ. 8. Mentre Contador e Schleck giocano tra di loro facendosi dispetti fanciulleschi, i due aspiranti al podio di Parigi fanno la loro corsa senza guardarsi indietro e andando dritti al punto, cioè al traguardo. Fino all'ascesa finale restano sotto coperta marcando i rivali e approfittano del lavoro Astana. Quando la corsa si accende però si fanno trovare pronti. La salita non gli fa paura e rosicchiano oggi qualche secondo che li tiene la, a lottare per il terzo gradino, ma non troppo lontani per poter sognare...e approfittare di errori o colpi di scena. AVVOLTOI. In senso buono.

VAN DER BROECK. 7.5 e le nostre scuse. Lo avevamo dato come possibile "cotto" sui Pirenei e invece ci dobbiamo ricredere. Il giovane belga è arcigno, e dimostra una forma invidiabile. Pur non avendo una squadra che lo possa suportare al meglio, lui fa il suo lavoro rubando la scena ad altri protagonisti annunciati sui dieci. Finirà tra i 10. E non vogliamo portar male. La sua ascesa fino a Ax-3 coincide con la sua affermazione tra i giovani che in futuro potranno dire la loro in un grande giro a tappe. CHAPEAU




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