FRASE CELEBRE

"Il ciclismo mi mancherà certo, ma anche io, ne sono convinto, mancherò al ciclismo".

Marco Pantani


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mercoledì 21 luglio 2010

I PIRENEI PARLANO SEMPRE FRANCESE

Al termine della “Pyrenees Stars” (cosi potremo ribattezzare la 16esima frazione che comprendeva i magnifici 4 colli pirenaici del Peyresourde, Aspin ma sopratutto del Tourmalet e dell'Aubisque, le ascese più scalate nella storia della Grande Boucle) non vi sono stati, come previsto, cambiamenti in classifica generale. Ciò nonostante, almeno nella prima parte di gara, abbiamo assistito ad una corsa vera con svariati tentativi di fuga anche da parte di uomini ben posizionati in graduatoria come Kreuziger, Hesjedal e soprattutto Van den Broeck, quinto nella generale a 3'39'' da Contador. Tentativi a cui non è stato dato peso da parte del gruppo dei migliori, vista l'enorme distanza delle prime asperità rispetto al traguardo di Pau. Vuoi per mancata collaborazione, vuoi per scarsa convinzione nel far saltare il banco, questi tentativi si sono esauriti nel giro di una manciata di km. L'ennesima prova di quello che è stato finora questo Tour de France: una partita a scacchi dove le energie vanno centellinate fino all'ultimo chilometro, senza lasciare spazio alla fantasia e al coraggio. Davvero poca originalità per questi artisti della bicicletta francese paragonati a quanto accaduto in Italia nel mese di maggio, quando una nuova corrente artistica ha avuto la forza di rompere la tradizionale monotonia del ciclismo moderno, entusiasmando così un pubblico tenuto col fiato sospeso fino all'ultimo km d'asfalto. Ma questa è un'altra storia, gli attaccanti del Tour sono uomini troppo lontani in classifica per impensierire anche solo i primi dieci della generale. Così non appena viene ripreso Van den Broeck ai piedi del Tourmalet, è un Lance Armstrong deciso a lasciare il segno su questo Tour a provare la fuga all'inseguimento del sempre battagliero Sandy Casar. Lungo la scalata del gigante pirenaico (affrontato oggi da un versante leggermente più agevole rispetto all'arrivo di tappa previsto giovedì) ai due battistrada si aggiungono Damiano Cunego, Moreau, Plaza, Horner, Van de Walle, Fedrigo, Barredo e Konovalovas. Fa effetto vedere quest'ultimo, vincitore della Crono di Roma al Giro 2009, portarsi all'inseguimento di questi fuggitivi su una salita così. Lo stesso effetto, lo si prova tornando sul gruppo maglia gialla, la cui andatura vacanziera consente persino a un velocista come Hushovd di prendere un leggero vantaggio. I dieci, anzi nove visto il cedimento di Konovalovas sull'Ausbisque, si presentano in cima all'ultima vetta con più di 9' di vantaggio sul gruppo maglia gialla. Segnaliamo purtroppo il mancato sprint di Damiano Cunego sul Gpm che assegnava ben 40 punti segno che il veronese non potrà indossare la maglia a pois a Parigi. Cosa che potrebbe riuscire invece a Christophe Moreau alla veneranda età di 39 anni. Il caparbio corridore della Casse d'Epargne si è portato infatti a soli 15 punti dal leader Charteau e avrà a disposizione una trentina di punti prima del Tourmalet per provare a far sua una maglia a pois che ha già indossato in passato ma mai sino a Parigi. Tornando alla corsa, appena iniziato il tratto in pianura Carlos Barredo della Quick Step rompe gli indugi e ci prova tutto solo. Il suo vanatggio non supererà mai i 40'' ma lo spagnolo sembra potercela fare visto che ai meno 4 dal traguardo conserva ancora 30'' di vantaggio. Poco dopo però, lungo l'ultimo strappetto di giornata, Moreau dietro si mette a tirare insieme a Horner e così in prossimità della Flame Rouge (ultimo km) i fuggitivi sono di nuovo compatti. Van der Walle prova ad anticipare la volata ma ancora una volta è un duello tutto francese tra Moreau, Casar e Fedrigo, il quale, risparmiatosi durante la fuga, trova il pertugio giusto e infila tutti per il successo di tappa: terzo per gli atleti transalpini su altrettante tappe pirenaiche. Cunego chiude quarto mentre Armstrong stremato è solo sesto. Il gruppo dei migliori recupera qualche minuto in pianura chiudendo a 6'45'' regolato da uno stoico Hushovd, che su un terreno a lui poco congeniale si va a riprendere la verde ai danni del nostro Petacchi. Per Ivan Basso altra giornata difficile: il varesino ha la bronchite e i medici gli consigliano il ritiro. Ivan però vuole onorare la corsa fino in fondo e si mette in bici pensando solo ad arrivare al traguardo. Alla fine saranno 35' i minuti di ritardo nei confronti di Fedrigo ma la classifica ormai, era già compromessa da qualche giorno. Speriamo che il giorno di riposo gli faccia recuperare le forze... In bocca al lupo!

1 commento:

Manuel (Ciclismo PST) ha detto...

Il "bocia" corre in modo assurdo. Il finale di tappa era per lui, non aveva tirato troppo tanto che il francese che stava in fuga col gruppetto d'eroi gli aveva tirato le orecchie. Arriva alle volate, e sta sempre ad aspettare di vedere cosa fanno gli altri. MA puttana miseria!
Al GPM poteva pigliare 40 punti per la pois (o almeno battersi per provarci porca paletta!), ma niente da fare. Tiene le gambe per il finale, dove Armstrong (10 o 12 anni più vecchio) quasi fa meglio.
Cunego cambi aria. E trovi un DS coi "maroni" che lo faccia lavorare e soprattutto che non lo trattino come un principino.