FRASE CELEBRE

"Il ciclismo mi mancherà certo, ma anche io, ne sono convinto, mancherò al ciclismo".

Marco Pantani


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mercoledì 1 settembre 2010

ADDIO PROFESSORE!


Stamattina Parigi si è svegliata senza uno dei suoi concittadini più celebri: Laurent Fignon, 50 anni appena compiuti si è spento dopo una lunga lotta con un tumore all'apparato digerente. Una salita troppo dura questa per il “professore” francese così come era conosciuto nell'ambiente ciclistico. Una figura indimenticabile quella di Laurent, giovane prodigio con un look decisamente fuori dagli schemi. Una coda bionda spuntava infatti dietro la sua nuca quasi fosse una specie di esca che gli avversari di Fignon cercavano di afferrare soprattutto in montagna. Ma spesso per loro, come in un popolare gioco fieristico, c'era poco da fare: il professore sapeva come vincere e quando scattava eran dolori per tutti. Questo nomignolo: il professore appunto, era dovuto ai caratteristici occhialini che indossava in bicicletta e alla sua proverbiale passione per i libri, specialmente per i testi antichi. Oltre a questa parvenza da persona matura anche il Fignon ciclista si dimostra, sin da giovanissimo, un veterano della bicicletta. A 23 anni, nel 1983, prende via al suo primo Tour e va a trionfare davanti allo spagnolo Arroyo legittimando la leadership conquistando lo cronometro finale. L'anno dopo partecipa anche al Giro d'Italia dove è protagonista di un epico duello con Francesco Moser. Dopo aver tenuto per 6 giorni la maglia rosa Fignon si presenta alla crono finale di Verona con 1'21'' di vantaggio sullo specialista Moser che prese il via su di una bici con ruote lenticolari che a detta di molti era nettamente vantaggiosa in termine di prestazione. Fu così che il trentino ribaltò la classifica andando a vincere uno dei Giri più avvincenti di sempre. Nel luglio dello stesso anno il professore partecipò al suo secondo Tour stavolta nelle vesti di gregario di Bernard Hinault, assente l'anno precedente per infortunio. Nonostante le gerarchie Fignon dimostra ben presto di essere il più forte: fa sue ben 5 tappe tra cronometro e montagna concludendo con un vantaggio abissale: ben 10' su quello che doveva essere il suo capitano. L'università del ciclismo in questo biennio ha trovato finalmente un degno professore. A 24 anni Laurent è uno dei ciclisti più vincenti in circolazione ma da questo momento gli infortuni costellano la sua carriera che torna a risplendere nel 1989. Dopo il bis alla Milano-Sanremo Fignon torna al Giro dopo 5 anni con l'obiettivo di vincerlo e ci riesce trionfando anche nell'arrivo di La Spezia. Al Tour successivo Laurent ingaggia uno dei duelli più spettacolari e incerti che il ciclismo moderno ricordi. E' la sfida con Le Mond a cui Fignon strappa per due volte la gialla: la prima sui Pirenei per 7'', la seconda sull'Alpe d'Huez. Ancora una volta, come nel Giro 1984, Fignon si presenta alla crono decisiva con la maglia di leader, stavolta con 50'' di margine su Le Mond. L'americano però pedala con un ritmo incredibile raggiungendo una media oraria (54,54 km/h) che sarà battuta solo 16 anni dopo da Zabriskie. Per il professore l'incubo si ripresenta a distanza di 5 anni: Le Mond rimonta e vince il Tour per appena 8'', il distacco minimo di sempre in una grande corsa a tappe. Stavolta per Fignon è un vero e proprio dramma: perdere la corsa di casa nella propria città natale vedendo di colpo sfumare la possibilità di una storica doppietta Giro-Tour. Sarà il suo ultimo acuto questo prima dell'inevitabile declino che lo porterà al ritiro nel 1993. Negli anni successivi Fignon rimane nel mondo del ciclismo nelle veci di commentatore tv per l'emittente transalpina France 2. Nelle ultime stagioni aveva commentato il Tour de France, contribuendo anche alla realizzazione del percorso 2004. L'anno scorso, in occasione della presentazione della sua biografia: “Eravamo giovani e spensierati” confessò al mondo del male incurabile che lo affliggeva, confessando nel contempo di aver preso anfetamine e cortisone negli anni ottanta. Non sappiamo se ci sia una correlazione tra malattia e abuso di farmaci certo è che ci sembra ingeneroso ricordare il professore come un atleta dopato in questo momento così delicato. L'immagine che vogliamo tramandare ai posteri non è certo quella degli ultimi mesi di vita di Fignon: un cinquantenne divorato da un male terribile, bensì quella del lottatore mai domo, come quella volta sul Giau nel 1992 dove onorò la corsa rosa nonostante una crisi di fame e freddo che lo costrinse a fermarsi pure in discesa a causa di continui capogiri. Quel giorno venne fuori tutta l'umanità di un corridore discusso, schivo, taciturno ma capace di giungere a traguardo nonostante tutto e di ripartire l'indomani, assieme a tutta la carovana. Ora che ha intrapreso il suo ultimo viaggio ripensiamo a quel codino svolazzante, ricordando, con nostalgia, di un ciclismo dove tra tanti aspiranti allievi spiccava un “professore” occhialuto e mingherlino che metteva tutti in riga con uno stile impeccabile e un abilità fuori dal comune. Ci mancherai Laurent....

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