FRASE CELEBRE

"Il ciclismo mi mancherà certo, ma anche io, ne sono convinto, mancherò al ciclismo".

Marco Pantani


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mercoledì 29 settembre 2010

Le pagelle della Vuelta: Top e Flop della corsa spagnola



VINCENZO NIBALI (LIQUIGAS): 8,5. Al primo esame da capitano unico lo Squalo non tradisce le attese centrando uno storico successo in terra straniera 12 anni dopo il Tour di Marco Pantani. Una vittoria quella di Vincenzo frutto di una eccellente condizione mostrata sopratutto nella prima parte di questa Vuelta. Dopo una grande crono squadre Nibali si è piazzato secondo anche a Valdepenas e Pena Cabarga rimanendo con i migliori anche su strappi secchi come a Malaga e a Xorret del Catì. Ad Andorra e Cotobello i due maggiori momenti di difficoltà, il primo frutto di un fuorigiri il secondo di una giornata no dove comunque ha limitato il passivo. Dopo essersi ripreso grazie alla crono di Penafiel, Nibali ha dato tutte le energie rimaste sulla Bola del Mundo comportandosi da vero torero: ha tenuto Mosquera a distanza di sicurezza concedendogli un vantaggio esiguo prima di riprenderlo nell'ultimo km “matando” così le speranze di vittoria della “Mosca”. CANNIBALE



PETER VELITS (HTC COLUMBIA): 8. Questo 25enne slovacco della Columbia è la più bella sorpresa di questa Vuelta. Quando ve lo avevamo segnalato come uomo classifica della Columbia non lo conoscevamo ancora bene. Peter però aveva già fatto suo un mondiale in linea under 23 nel 2007 e si presentava come uno dei cronomen più forti della corsa. Non a caso è in gran parte merito suo se la Columbia vince la crono a Siviglia. Sin dalle prime rampe Velits dimostra di essere un passista scalatore giungendo addirittura terzo a Valdepenas. A Xorret vive una giornata difficile perdendo circa 2' dai migliori ma in vetta a Pena Cabarga è nuovamente competitivo. Il suo capolavoro è la crono di Penafiel dove infligge a tutti distacchi netti togliendosi lo sfizio di battere sua maestà Cancellara. Trovatosi virtualmente sul podio si difende eroicamente sulla Bola del Mundo resistendo al ritorno di Rodriguez e Schleck. NEW FACE


EZEQUIEL MOSQUERA (XACOBEO): 8. Sospettavamo ci sarebbe stato uno spagnolo indigesto e battagliero in casa propria in questa Vuella 2010; un uomo imprevisto pronto a sorprendere i vari protagonisti della vigilia. Ai provini per il ruolo erano in molti, alla fine l'ha spuntata Ezequiel Mosquera, la "Mosca" dallo scatto bruciante. Il 35enne della Xacobeo ha eliminato molti concorrenti a suon di frustate "spezzagambe" e si è giocato al meglio le proprie carte, in questa partita in cui il destino lo ha reso protagonista a fine carriera. A tratti in salita è sembrato il più forte, ma ha trovato di fronte a se il nuovo che avanza. La corsa però la accende quasi sempre lui e alla fine coglie la vittoria di tappa sulla Bola: la più prestigiosa e amara della carriera.


F.SCHLECK (SAXO BANK): 6,5. Era uno dei protagonisti della vigilia. Puntava al podio; forse alla vittoria. Nella prima settimana dimostra scarsa brillantezza e perde secondi preziosi. Nelle tappe di vera montagna attacca e cerca di recuperare terreno, ma con poca lucidità e convinzione. Spesso sembra correre senza una metà; senza sapere chi è e cosa vuole. A 30 anni perde una buona occasione per salire per la prima volta sul podio di un grande giro; mentre le nuove leve sono li davanti a cogliere i successi che il buon Frank ha sempre sognato. Certo il fratellino non lo aiuta e forse lui ha già la mente al Team del 2011. MALINCONICO



I. ANTON (EUSKALTEL): 8,5. Qui c'è da rispolverare il più classico dei "e se...". E se Igor Anton non fosse caduto? In quella caduta perde maglia rossa e sogni di gloria. Fin li aveva corso da padrone: vincendo 2 tappe e dimostrandosi uomo da battere in salita...ma avrebbe tenuto le tre settimane? Avrebbe perso tanto a cronometro? Avrebbe vinto lui la Vuelta? Tante domande: che resteranno senza risposta. Finchè però il destino non lo ha fermato in quella viscida discesa, Anton ha corso da leader e questo 8,5 certo non vale quello del vincitore, ma rende onore al corridore spagnolo, che fino alla caduta era stato il migliore del gruppo. Il resto è un'altra storia. Citiamo Enzo Ferrari " Per un pilota/atleta, la sfortuna è una colpa". Crudele, come spesso lo è la realtà. Forse un giorno Anton riscuoterà il conto dalla buona sorte. BACIATO DALLA SFORTUNA



JOAQUIM RODRIGUEZ (KATYUSHA): 7 Il Purito ci ha provato fino all'ultimo a inserirsi nella serrata lotta per la vittoria finale ma anche in questa Vuelta ha dimostrato i suoi limiti: ad Andorra è scattato troppo presto patendo quasi subito il ritmo alto di Mosquera mentre nelle sfide contro il tempo ha dimostrato di meritare ben più di Contador il soprannome “El Babosa” (la lumaca). Apparte queste “defaiances” va dato atto a Rodriguez di essersi comportato bene in tutti gli altri arrivi in salita dove ha messo sull'asfalto tutta la sua esplosività regalandosi 2 maglie rosse e una vittoria di tappa a Valdepeñas. Un 2010 da ricordare per il 31enne Rodriguez che dopo l'ottavo posto del Tour ha ottenuto alla Vuelta un quarto posto che gli sta si stretto ma che è comunque il suo miglior risultato nella corsa di casa e lo proietta, a una gara dal termine, in testa alla classifica dell' UCI Pro Tour.
SPINA NEL FIANCO

IÑIGO CUESTA (CERVELO'): 6,5 Un applauso va fatto a questo corridore esempio di longevità sportiva e passione per il ciclismo capace a 41 anni compiuti di partecipare alla sua ennesima Vuelta, la sedicesima. Un record per la manifestazione spagnola che Cuesta ha potuto celebrare indossando il pettorale numero uno, quello solitamente riservato ai detentori della corsa. Iñigo ha dimostrato, pur essendo da sempre un gregario e non un capitano, di valere il simbolico pettorale aiutando Carlos Sastre nelle tappe di montagna e provando una fuga nella tappa più dura, quella della Bola del Mundo dove è stato ripreso solo quando è iniziata la resa dei conti tra Mosquera e Nibali. Chiude la Vuelta in 26esima posizione suo migliore piazzamento dal 2003 a oggi. VECCHIO SAGGIO


CARLOS SASTRE (CERVELO'): 6,5 Il madrileno si è presentato al via del suo terzo grande giro all'età di 35 anni non essendo più il corridore del 2008 quando vinse il Tour e chiuse sul podio alla Vuelta. La sensazione che Carlos sia venuto a fare una comparsata si ha nelle prime tappe montane quando si stacca dai migliori uscendo dalla top 10. Ma il diesel di Sastre si accende inaspettatamente nell'ultima settimana quando tutto solo prova a portarsi all'inseguimento di Nieve a Cotobello e poi nella crono dove è capace di concludere davanti al leader Nibali. Chiude in crescendo una Vuelta dove si piazza ottavo come al Giro, ma senza l'alibi della fuga bidone. Un piazzamento quello di Sastre, che sommato al Giro e al 20esimo posto del Tour lo inserisce nella storia del ciclismo: è il sesto atleta nella storia a classificarsi nei primi venti nei 3 grandi giri nella stessa stagione.
BICCHIERE MEZZO PIENO

PHILIPPE GILBERT (OMEGA LOTTO): 8. Vuelta da ricordare per il 28enne ciclista belga che indossa per ben 5 giorni il simbolo del primato dopo la vittoria nella tappa di Malaga. Una frazione in cui ha regolato i migliori con una fucilata nei 500 m finali impressionando per potenza e grinta. E' sempre con i big quando i traguardi si decidono sugli strappi secchi a lui cosi congeniali. Dimostra doti di resistenza e di continuità andando a cogliere un secondo successo di tappa anche nella terzultima tappa a Toledo dove ha la meglio su Pippo Pozzato in un arrivo stile Malaga al termine di un duello che potrebbe riproporsi anche a Melbourne. Fa paura per la sua condizione di forma eccellente in vista del mondiale australiano. CANGURO


DAVID MONCOUTIE' (COFIDIS): 7 .Il francese dopo aver deluso al Giro punta tutto sulla Vuelta per riscattarsi e l'impresa gli riesce. Per il terzo anno di fila infatti è lui il miglior scalatore della corsa a partire dall'ottava tappa quando stacca in compagni di fuga e si impone sul traguardo di Xorret del Catì. Nonostante il dispendio di energie notevole per assicurasi punti nella classifica dei gpm Moncoutiè rimane spesso col gruppo dei migliori anche negli arrivi più impegnativi togliendosi lo sfizio di un buon 14esimo posto finale nella generale. SPIRITO LATINO


TYLER FARRAR (GARMIN): 7. Dopo le due tappe al Giro ecco il bis anche alla Vuelta, dove l'americano si è imposto a Lorca e nella prestigiosa passerella finale di Madrid. E' l'unico velocista in gruppo che per potenziale sembra poter lottare con Cannonball negli arrivi in volata. Purtroppo a volte commette errori di posizionamento e non dispone di un team ai livelli dell'HTC-COLUMBIA. Sembra però lui il maggior indiziato a poter essere nei prossimi anni il rivale principale di Mark Cavendish. L'ANTAGONISTA


ANDY SCHLECK (SAXO BANK): 4. Avulso, apatico, scialbo, sprecone, arrogante, superficiale. Si sprecano gli aggettivi per Andy in questa Vuelta che lo voleva protagonista e che invece ha visto la sua cacciata dopo poche tappe, quando già era a 37' dal leader della corsa. Non ha nemmeno le gambe, la testa e il cuore per aiutare il fratello maggiore, il buon vecchio Frank, che ogni anno al Tour si fa in quattro per lui. Dopo un Tour combattuto fino all'ultimo km con Contador ci si aspettava di più dal giovane asso lussemburghese che si dimostra ancora acerbo. Essere cacciati da una corsa come la Vuelta, da Riis , dopo essere rientrato "sbronzo" a notte inoltrata, è ridicolo oltre che poco professionale. Forse il prodigioso Andy troppo spesso si fa ubriacare dal proprio talento? BRILLO


FILIPPO POZZATO (KATYUSHA): 5. Cercava un segno in terra spagnola. Lo voleva lui, lo volevano il ct Bettini e tutta l'Italia del ciclismo. Ci si augurava un lampo, una fiammata, una zampata del corridore vicentino che tra pochi giorni si farà carico dei gradi di prima punta della nazionale italiana, in terra australiana. Purtroppo nessuna vittoria, solo qualche piazzamento e la possibilità di vedere da vicino alcuni dei rivali di Melbourne. La condizione è in crescita, ma una vittoria avrebbe cacciato via incubi e preoccupazioni; invece Pippo nella valigia per l'Australia dovrà mettere un bel pò di stress, tensione e nervosimo: più del previsto. AL VERTICE DELLA TENSIONE


MARK CAVENDISH (HTC COLUMBIA): 7,5. Tre perle (oltre la cronosquadre) anche alla Vuelta dopo i 5 successi del Tour, che proiettano Cannonball nella lista dei corridori plurivincitori in tutti i grandi giri a tappe. Dopo il primo successo alla corsa spagnola non si ferma più e raccoglie vittorie e piazzamenti che gli valgono la maglia verde; quella che per lui al Tour sembra maledetta. Certo il suo team gli organizza sempre un treno veloce e confortevole, ma Mark si fa sempre trovare pronto e sulla linea del traguardo brucia tutti con sicurezza ed eleganza, grazie ad un'accelerazione impressionante. Unica pecca l'arrivo di Madrid, dove si fa anticipare da Farrar. Sarebbe stata la celebre ciliegina su una torta più che sostanziosa. CAVALLO GOLOSO


MENCHOV (RABOBANK): 5. Se non fosse arrivato secondo nella cronometro individuale, saremmo ancora tutti qui a chiederci: dov'è Menchov? Il corridore russo fin dalle prime tappe perde secondi preziosi che parlano da soli, e a Xorret de Catì giunge a 4' minuti dai primi sventolando bandera bianca e firmando di fatto la prematura resa del due volte vincitore della Vuelta (2005, 2007). Nel resto della sua anonima Vuelta si limita a portare la bici al traguardo, causa una condizione precaria dopo le fatiche del Tour e forse anche per via della testa altrove (gia in Geox). Ancora una volta dimostra che può preparare e correre un solo grande giro all'anno, e se non lo vince è podio. Ne faccia tesoro per le prossime stagioni, è un peccato vedere un corridore di primo livello come Menchov, veleggiare a centro gruppo come in queta Vuelta. CHI L'HA VISTO?

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