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"Il ciclismo mi mancherà certo, ma anche io, ne sono convinto, mancherò al ciclismo".

Marco Pantani


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sabato 22 gennaio 2011

Viaggiare in bici, gli esempi di Salvagnin e Lanzaretti

Amici di Aruotalibera qui siamo abituati a commentare le grandi imprese ciclistiche dei professionisti della strada. Uomini a velò che sfrecciano a velocità impensabili, mantengono andature elevate per centinaia di chilometri, giorno dopo giorno, gara dopo gara. Nonostante le cadute e gli ostacoli lungo il percorso, si rialzano, si riprendono e fanno capire a noi comuni mortali appassionati come questo sia uno sport di tenacia, orgoglio, umiltà e sacrificio. Questo però non è tutto il ciclismo o meglio questo spirito non può essere attribuito solo all'ambito agonistico di questa disciplina sportiva.
Esistono infatti cultori dello sforzo prolungato e giornaliero via bicicletta che compiono imprese di ben altro genere. Due su tutti: Dino Lanzaretti e Simone Salvagnin (a sx e a dx della FOTO). Veneti, regione che sempre è stata composta da numerosi tifosi del ciclismo, più precisamente di Schio. Ma loro provengono da due storie completamente diverse e da un'unica passione che li ha fatti poi incontrare e realizzare un progetto assieme. Da poco, infatti, hanno concluso un'interessantissima esperienza dal titolo "Verso dove non so" che li ha portati a compiere un viaggio di 9000 km con partenza da Schio (Vicenza) ed arrivo a Tashkent in Uzbekistan in sella al loro tandem, portavoce della Carta Onu sui diritti dei disabili.
Dino Lanzaretti è un uomo in cerca dell'avventura, dell'impresa che rischia di giungere al limite della follia come lui stesso ammette. Avventura sinonimo di libertà: libertà di viaggiare per il mondo, scoprire angoli desolati di questo pianeta, poter soffermarsi su di essi; cogliere ogni aspetto e sensazione del proprio corpo, della materia che ci circonda, aspetti sempre più secondari e non considerati in questo ritmo frenetico della vita sociale attuale su scala globale.
Dino Lanzaretti è partito alla volta della Patagonia e tenterà, mezzi fisici e tecnici permettendo, di giungere fino all'Alaska, considerando comunque che non si appoggia a nessun sponsor e non viene finanziato da persone giuridiche in questo pellegrinaggio così temerario quanto affascinante.
Simone Salvagnin, reso quasi completamente cieco da una patologia, si è dedicato ad una miriade di iniziative nell'ambito dello sport e della disabilità e dopo aver affrontato questo lungo viaggio verso le terre desolate d'Oriente, ha scoperto un mondo che non conosceva, a dir sua, il quale gli ha fornito una volontà, una consapevolezza dell'entusiasmo che offre questo mezzo, da non poter fare a meno di aiutare gli altri. In questi giorni partecipa al progetto Energie e Sorrisi che si tiene in Fiera a Verona, dove lui stesso racconterà ciò che ha visto e vissuto.
Questo è il bello del ciclismo: l'aspetto umano che pervade i nostri animi connessi alla bicicletta. Ed è proprio la bicicletta che in noi, in molti casi, riesce a farci vedere quel lato puro e disponibile, da onesto osservatore e galante pensatore: viaggiare per poter scoprire; scoprire per poter conoscere e raccontare.
Buona fortuna ai nostri amici per le rispettive imprese: anche se non concorreranno per la vittoria della maglia Rosa, il tifo per loro non può esser inferiore di quello che si rivolge ad un professionista.

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