FRASE CELEBRE

"Il ciclismo mi mancherà certo, ma anche io, ne sono convinto, mancherò al ciclismo".

Marco Pantani


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mercoledì 6 ottobre 2010

Melbourne 2010. Le pagelle della prova in linea


Filippo Pozzato: 6. Il faro designato della nazionale italiana corre bene per 240 km, poi all'ultimo giro nel momento decisivo, non accende la luce. Eppure al primo attacco di Gilbert risponde bene insieme ad Evans e da l'impressione di poter contenere il belga. Poi alla resa dei conti sull'ultimo strappo scollina con 24", forse a causa dei crampi, e una volta tornato in corsa dopo il riassorbimento dei fuggitivi stecca la volata finale. Battezza la ruota sbagliata, quella di Freire, e coglie la medaglia di legno che non rende giustizia all'ottimo lavoro del proprio team, nonostante una rimonta negli ultimi 60 metri. Risultato: occasione gettata al vento e 4° posto ad un soffio dal podio. Nonostante tutto secondo noi non è da bocciare. In fin dei conti è stato il primo di coloro che volevano fare corsa dura. CENTIMETRI DI RIMPIANTO


Philippe Gilbert: 7. Era il favoritissimo della vigilia e a pochi km dalla fine la maglia iridata sembrava sulle sue spalle. Quando attacca sullo strappo più duro non ce n'è per nessuno, Gilbert fa il vuoto dietro di sè, dimostrando esplosività e potenza. Ha la sfortuna di rimanere solo nel momento decisivo e così viene tradito dagli ultimi km di un percorso che sembrava disegnato apposta per lui. Dimostra comuque di avere la stoffa e la testa da campione del mondo. Quella maglia iridata che stava maturando nel finale, potrebbe diventare sua nel prossimo futuro. Per ora il 14° posto finale non rende onore al belga che si è giocato tutto sul tratto più duro e che maledirà quegli ultimi infiniti km in terra australiana. RE SENZA CORONA

Cadel Evans: 7,5. Diciamolo: averne di campioni del mondo così. Cadel per tutto l'anno ha corso sempre al massimo, senza mai risparmiarsi, onorando in ogni competizione e su ogni tipo di terreno la maglia iridata conquistata a Mendrisio 2009. Nel mondiale di casa si batte come un leone in un percorso poco adatto alle proprie caratteristiche. Attacca, tira, scatta, risponde alle accelerazioni dei rivali; finchè deve arrendersi all'incubo dell'arrivo in volata e dire addio al sogno della medaglia davanti al suo pubblico. Il terzo posto del compagno Allan Davis è un pò anche dell'iridato 2009. CAMPIONE MORALE


Thor Hushovd: 9. Un mondiale perfetto che si conclude nel modo migliore per il vichingo norvegese. Avendo a disposizione solo 2 compagni di squadra, per tutta la corsa sfrutta il lavoro degli altri resistendo ai vari attacchi e alle tirate di chi voleva rendere dura la corsa per tagliare fuori dai giochi gli sprinter. Lui, che è un velocista molto resistente in salita, stringe i denti incrociando le dita che tutto vada per il verso giusto: l'arrivo in volata. Quando capisce che il suo treno sta arrivando in stazione non ci pensa due volte. In un lampo sbaraglia la concorrenza andando a prendersi la maglia di campionde del mondo. Lo fa senza compagni di squadra a lanciargli la volata, sceglie una ruota, la punta e poi libera la sua accelerazione fatta di barbara potenza. Pardon...vichinga potenza. VICHINGO IRIDATO


Cancellara: 4. Vedere transitare la locomotiva d'oro, al traguardo del penultimo giro, staccato dal gruppo buono ad andatura cicloamatoriale, è la risposta finale e crudele al sogno dello svizzero di vincere due medaglie nella settimana iridata australiana. Lo sceriffo era pronosticato come uno dei favoriti per la sua forza e resistenza. Paga però le fatiche fatte contro il tempo nella prova a cronometro, ed alza bandiera bianca nel momento Clou, cioè quando suona la campanella. Forse sazio di essere l'uomo del tempo in futuro potrebbe cercare la medaglia d'oro in linea. LOCOMOTIVA UMANA


Matti Breschel: 8. 26 anni e due medaglie mondiali in bacheca. Bronzo a Varese 2008 e ora Argento a Melbourne 2010. Niente male per il giovane danese, da anni indicato come promessa del ciclismo, anche lui cresciuto della prolifica "cantera" di Bjarne Riis. Nel circuito di Geelong resiste alle tirate degli azzurri e agli attacchi degli avversari; poi nella volata finale si gioca il tutto per tutto cercando di anticipare tutti con un allungo. Forza Matti non c'è due senza tre. A Varese fu il terzo incomodo...qui il secondo incomodo...chissà... RECIDIVO


Allan Davis: 7. Essere compagno di Cadel Evans, campionde del mondo uscente, che cercava l'impresa in casa propria davanti al proprio pubblico non deve essere facile; a livello psicologico e tattico. Allan però non si fa prendere dal panico: fa lavorare gli altri, attende l'evolversi della corsa lasciando sfogare i Big e cercando di rimanere il più possibile li davanti. Si siede pazientemente sulla riva del fiume, aspettando di vedere la corrente trasportare i cadaveri dei propri nemici. Non si fa scappare l'occasione presentatasi davanti e nella volata di gruppo coglie sul filo di lana uno storico bronzo al primo mondiale australiano: quello di casa. GUERRIERO ZEN


SPAGNA: 5. Non ci siamo. Con questa rosa e questo potenziale la Spagna non si può accontentare di un 6° posto del solito Oscar Freire, peraltro vistosamente non al top. Punta tutto su Oscarito cercando di portarlo allo sprint e ci può stare, ma sembrano sempre fuori dalla corsa, in attesa e in balia delle altre squadre. Senza idee. Sperano nella volatona a ranghi compatti per puntare tutto sullo spauracchio Freire, salvo poi accorgersi che l'eroe nazionale non è in forma e non può sempre salvare la faccia. Quella che il paese iberico sta perdendo per i continui scandali doping, pur di vincere sempre e comunque. DELUDENTI


BELGIO. 6,5. Sanno di avere in squadra l'uomo da battere e lo supportano in tutto e per tutto. Il motto era: uno per tutti, tutti per Gilbert! Il favoritissimo. Lo coccolano, lo scortano, gli mettono a disposizione un Loekemans stratosferico che per svariate volte lancia gli attacchi del proprio scatenato capitano. Quando sull'ultimo strappetto vedono Gilbert involarsi sembra la coronazione di un piano perfetto; stile colonnello Hannibal Smith in A-team. Quando il capitano viene però ripreso si rendono conto di non avere più carte in mano. Anche loro traditi dal percorso...ma con un'unica colpa: non aver preparato un piano B. B-TEAM


ITALIA. 7: Tasto dolente. E' vero non abbiamo vinto, ma nello sport conta davvero solo la vittoria? Solo quella e a tutti i costi? NO. Guardiamo anche alla qualità della prestazione, anche se non è nella nostra cultura del "tutto subito". Per una volta gioiamo anche nella sconfitta di una prestazione eccellente che purtoppo non ha portato ad un risultato all'altezza. Il ciclismo e lo sport non sono una scienza esatta. Si può cercare di calcolare tutto al meglio, di fare bene il proprio lavoro, tenendo conto però che non tutte le variabili sono sotto il nostro diretto controllo. A volte si fa il massimo, ma non basta. Le tirate e il lavoro duro di Oss, Bruseghin, Gavazzi, Tosatto e Tonti. Gli attacchi di Visconti e Nibali. Il lavoro di regista di Paolini. La corsa da leader di Pozzato, alla sua prima volta in azzurro da capitano. La guida strategica di Bettini. No, non è tutto da buttare. L'Italia ha corsa bene, con coraggio e intraprendenza, animando e guidando la corsa. Come sempre se non si muove la nostra nazionale, gli altri restano a guardare e attendono. Certo alcuni errori sono stati commessi, ma è normale quando si agisce poter sbagliare. Gli ignavi non cadono nell'errore. Stavolta non abbiamo raccolto, peccato perchè la semina sembrava andata bene. Raccoglieremo più avanti. AZZURRI SENZA GLORIA



Farrar - Cavendish: 4,5. I gloriosi e pomposi proclami della vigilia si sciolgono ben presto sotto il sole australiano del circuito di Geelong. Arrivano stremati all'appuntamento iridato, dopo una stagione comunque positiva per entrambi. Si aspettavano di essere protagonisti della volata finale, di dire la loro nonostante il percorso fosse a detta di tutti troppo impegnativo per velocisti puri. Invece escono fuori dai giochi. Farrar, capitano degli USA, si scopre acerbo e impalpabile in una corsa selettiva come il mondiale. Cannonball scopre che con soli due compagni di squadra deve anche lavorare, senza poter sedere comodamente sul proprio treno fino alla volata di gruppo. Ci sono classe e tempo per crescere. A parte questo il percorso era obiettivamente impossibile per loro. DURA LEZIONE


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