FRASE CELEBRE

"Il ciclismo mi mancherà certo, ma anche io, ne sono convinto, mancherò al ciclismo".

Marco Pantani


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giovedì 7 ottobre 2010

Ettore Torri sul doping "Se non fosse dannoso, andrebbe legalizzato". Parole che fanno male...

"Il doping  se non fosse dannoso per la salute degli atleti, andrebbe legalizzato". "Non sono l'unico che lo dice; ultimamente tutti i ciclisti che ho interrogato hanno detto che tutti si dopano". "Più lavoro in questo campo e più mi meraviglio della diffusione del doping. Non credo che il doping verrà estirpato". 
Tre frasi che mettono alla dura prova le coronarie di tutti gli appassionanti e gli amanti del ciclismo. Tre coltellate che feriscono e indignano tutti coloro che credono in questo sport e in un modo o nell'altro ne fanno  parte. Sono parole che colpiscono in quanto non sono frasi superficiali e scellerate prese da un dialogo tenutosi al bar sport, bensì sono dichiarazioni ufficiali di Ettore Torri, capo della procura antidoping del CONI. Le parole di Torri hanno  il suono di una resa, di un uomo di 79 anni, da decenni paladino dello sport pulito e guerriero di mille battaglie contro i nemici dell'etica sportiva, pensieri ad alta voce di un uomo disilluso e soprafatto dal proprio eterno nemico che si arrende quindi al presunto "sistema doping". Paradossalmente sarebbe come sentire Batman dire "E' impossibile sgominare il crimine da Gotham City" oppure il capo antimafia esclamare " In sicilia sono tutti mafiosi, se non fosse illegale la si potrebbe legalizzare". Il così fan tutti non è un corretto modo di vedere le cose.

IL PALADINO. Sono dichiarazioni che fanno male, perchè Ettore Torri è una celebrità nel settore, un esempio e un'icona da anni. E' lui che ha portato avanti le inchieste più proficue rintracciando e punendo i colpevoli e ottenendo risultati encomiabili. Era Torri a capo della famigerata Operation Puerto, quando fece confessare Basso e Scarponi e gli inflisse una pesante, ma giusta, squalifica di 24 mesi. Sempre Torri portò avanti l'operazione "Oil for Drugs" che tra il 2004 e il 2007 coinvolse Danilo di Luca, il dottor Santuccione, Eddy Mazzoleni e l'atleta Giuseppe Gibilisco. Ancora lui fu il paladino che si battè contro Riccardo Riccò mandando anche il cobra nel purgatorio degli squalificati per 2 anni. Sempre l'incorreggibile Torri si battè contro Valverde, tanto che la sua fu l'unica voce che in Europa chiese la sospensione dell'atleta spagnolo. Di nuovo lui quest'estate ha preso in mano i freschi fascicoli Petacchi e Pellizotti. Insomma, quando si tratta di doping, lui c'è sempre. Lo fiuta, lo trova e lo combatte punendo i colpevoli; ormai da numerosi anni. Lo ZENIGATA della lotta alle sostanze dopanti. Oggi fa tristezza sentirlo affermare: "Non è giusto quando si trova un atleta pulito su cento, il doping andrebbe legalizzato". In questa lotta tra il bene e il male nello sport, sarà folle ma giusto, schierarsi sempre accanto a quell'onesto, per combattere chi ricorre a metodi scorretti e antisportivi.


TUTTI DOPATI. Ecco perchè queste parole fanno male. Pechè significherebbe che i sacrifici di Basso e Scarponi per tornare al ciclismo sono stati vani e sono solo una presa in giro? Significa che un'icona del ciclismo pulito come Damiano Cunego è in verita un imbroglione? Allora anche la nuova stella Vincenzo Nibali non andrebbe avanti con la farina del proprio sacco.
No.
Non è giusto fare di un'erba un fascio. Non è giusto mettere tutti nel calderone dei bari. Il ciclismo, non lo si deve nascondere, è forse lo sport  più macchiato e colpito dal cancro del doping che pian piano si nutre di nuove cellule. E' però lo sport con più controlli e quello che in assoluto ha pagato di più in termini di credibilità e valori etici. Proprio per questo motivo si è imposto di cambiare, di lottare contro questa malattia. In altri sport si deride il ciclismo, si guarda altrove, ignari che il problema esiste quasi ovunque e andrebbe cercato e combattuto. Il ciclismo lotta  invece da anni contro il doping, e non c'era scritto da nessuna parte che sarebbe stato facile. La maggior parte degli atleti in gruppo è leale e pulita, ed è soprattutto a loro che queste parole fanno male, a chi vede che i furbetti la fanno franca mentre chi dovrebbe combatterli getta la spugna. Una bella perdita di credibilità per Torri e la procura antidoping, con che faccia terrà i prossimi interrogatori con i corridori sospettati, dopo aver dichiarato che tanto tutti si dopano?

IL PENTIMENTO. Nelle ore successive Ettore Torri, presumibilmente richiamato all'ordine dalle alte cariche del CONI, ha ritirato tutto definendo il suo uno "sfogo" e non un modo per gettare la spugna. Le sue sarebbero quindi state parole di un uomo colto da un momento di debolezza e di sconforto, forse anche a causa della nuova ondata di indagini partita nel 2010: in Italia attualemente ben 9 procure hanno dei procedimenti aperti su fatti di doping e sostanze proibite. Ad ogni modo nella vita si cade e ci si rialza. Si potrà perdonare queste dichiarazioni a Torri, sperando che da questo episodio ne esca più forte, a patto che torni a combattere contro il male dello sport e del ciclismo. Numerosi ciclisti hanno nel frattempo preso le distanze dalle dichiarazioni schock del procuratore antidoping, l'UCI ha condannato tali affermazioni e numerose squadre tra cui la Liquigas hanno manifestato l'intenzione di procedere per vie legali. Parole che fanno male...a Torri stesso in primo luogo.

I problemi ci sono. Il doping è una pianta cattiva, ramificata e difficile da estirpare.  L'ipotesi di renderlo legale, laddove non fosse dannoso, è da prendere come una pura provocazione. Un ciclismo fatto di atleti "geneticamente modificati" e impasticcati, non è il volere del pubblico che vuole invece uno sport vero ed eticamente corretto; fatto dal confronto di uomini e non di cavie da laboratorio. Per questi motivi la lotta deve andare avanti, proprio grazie all''esempio di ciò che Ettore Torri ha saputo fare in passato.  Il fenomeno esiste e va affrontato; sapendo però che se una mela  è marcia, non significa che tutto l'albero sia infetto. Per questo motivo le dichiarazioni del capo dell'antidoping  risultano oggettivamente infondate, oltraggiose e infamanti.  Certo le parole di Torri  hanno fanno male, ma non ci toglieranno il sogno di  poter vedere un giorno un ciclismo pulito e senza il doping.



4 commenti:

filippo ha detto...

d'accordo con te sul fatto che non sia giusta l'idea di legalizzarlo..
però sono convinto che il doping nello sport e nel ciclismo non verrà mai vinto..
e se questa affermazione la fa il "santone" dell'antidoping, invece di scandalizzarsi, cè proprio da preoccuparsi..
in fondo almeno qualcuno che sfonda il muro dell'omertà cè ancora.. per fortuna..

Manuel (Ciclismo PST) ha detto...

Torri ha usato le parole sbagliate nel senso giusto. Il doping è fenomeno sportivo e non solo ciclistico.
Ma non è Torri che sta mandando a puttane lo sport. Sono gli sportivi che hanno accettato il doping, e lo si fa dai tempi di Maratona, con i primi ridicoli tentativi di doping.
Le reazioni tra gli appassionati sono state meno deflagranti di quelle dei protagonisti. Basta parlarne tra ciclisti per strada.
Quella dello sfogo dettato dallo scoramento penso sia una mezza fesseria. Ma avendo pisciato fuori dal vaso....
Bisogna solo continuare a perseguire come in questi anni, dove i falsi sono aumentati come numero grazie alla scienza applicata all'anti-doping.
La vecchia e ormai storica frase arrivata dalle stanze d'FCI a metà anni '90 con il; "Volevamo portare la scienza nello sport, e vi abbiamo portato il doping".
Giù legnate di tre anni ( e non 2) e stop!

Emanuele ha detto...

Quando ho letto lo "sfogo" di Ettore Torri sono saltato sulla sedia ed ho esclamato FINALMENTE ! E' ora di uscire dall'ipocrita convenienza, anche vostra, che afferma con puerili frasi del tipo "se c'è una mela marcia non vuol dire che lo sia l' albero", o che "le vere vittime sono i corridori" e che "il ciclismo è lo sport più controllato"...
Diciamo che TUTTO lo sport professionistico e amatoriale è MARCIO, non esistono risultati agli alti livelli senza sostanze dopanti, purtroppo...Il resto sono balle, raccontate per non distruggere un giocattolino che rende proventi faraonici alle multinazionali del farmaco, fa raccogliere sponsorizzazioni milionarie, va lavorare e vivere bene eserciti di giornalisti ed addetti ai lavori, fa vendere milioni di euro in materiali e attrezzature sportive, integratori e quant' altro...
Anche voi dovreste vergognarvi,forse vivete una realtà virtuale o ovattata, o nel mondo di una favola che vi siete creata a vostro uso e consumo. Se aveste un briciolo di coscienza dovreste solo pensare che così distruggete il sogno di migliaia di giovani atleti che sapranno, con il tempo, che solo dopandosi fa raggiungere certi risultati, e questo da decenni.
E' impossibile che gli addetti ai lavori non sappiano come vanno le cose, di Ettore Torri e Sandro Donati ce ne vorrebbero a centinaia, voi cercate di fare la vostra parte e per favore levatevi le fette di salame dagli occhi...

Anonimo ha detto...

Torri ha spiegato nient' altro che la realta', lui per un secolo a raccolto e testato i migliori campioni del mondo, una parte ce la racconta sandro donati con il suo libro che per pubblicarlo ha dovuto combattere nonostante le relative documentazioni. Con questo voglio dedurre che cari italiani continuare a combattere? chiamatelo doping aiuto che sia, si continuera' a fare dell ' ingiustizia, come ad esempio al ns.campionissimo Marco Pantani che nessuno potra' mai ridarci, ed altri stanno pagando se non facendo la stessa fine...mentre i corridori ipocriti la svigneranno ...e continueranno appena avranno controlli alle costole ad essere infortunati perche' si chiamano vigliacchi e devono accusare gli altri...