FRASE CELEBRE

"Il ciclismo mi mancherà certo, ma anche io, ne sono convinto, mancherò al ciclismo".

Marco Pantani


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venerdì 19 novembre 2010

RICHARD IL FURBETTO


Oggi, 19 novembre, festeggia il suo 41esimo compleanno Richard Virenque, protagonista sul finire degli anni novanta di alcune delle più intense pagine del ciclismo moderno sulle strade del Tour de France assieme al kaiser Jan Ullrich e all'indimenticato pirata Marco Pantani. Richard nacque a Casablanca, in Marocco nel 1969 e si trasferì a La Londe-les Maures, in costa Azzurra, all'età di 9 anni. Il fratello maggiore Lionel lo introdusse nel mondo del ciclismo nel quale debutto come pro nel 1991 nella squadra francese RMO. L'anno dopo si impose all'attenzione mediatica proprio al Tour indossando per un giorno la maglia gialla a Pau al termine della terza frazione che lo vide protagonista di una lunga fuga. Le qualità di combattente di Richard furono presto notate dalla formazione francese Festina che lo ingaggiò a partire dalla stagione 1993. L'anno successivo Virenque, che ha sempre previlegiato la Grand Boucle al pari di molti altri colleghi, vinse a Luz Ardiden la sua prima tappa al Tour chiudendo la corsa al quinto posto con indosso la maglia a pois di miglior scalatore. Cominciò da questo momento una sorta di innamoramento per Richard nei confronti di questa maglia così prestigiosa per i francesi che lo porterà a battagliare ogni anno con i più grandi scalatori per cercare di conquistarla. Un impresa che gli riuscirà per ben 7 volte in tutta la carriera, record assoluto per il Tour davanti allo spagnolo Bahamontes e al belga Van Impe fermi a quota 6. Nel 1995 vinse la tappa pirenaica nella quale, cadendo lungo la discesa del Portal d'Aspin, perse la vita Fabio Casartelli. Nel 1996 e nel 1997 Virenque si tolse anche la soddisfazione di salire sul podio dei campi Elisi riservato alla classifica generale. In entrambi i casi si posizionò dietro al tedesco Jan Ullrich con il quale fu protagonista nel 1997 a Courchevel, di uno spiacevole episodio. Secondo l'allora direttore sportivo della Festina Bruno Roussel, Virenque comprò la vittoria, accordandosi con la maglia gialla dopo aver provato inutilmente a staccarla. Una confessione clamorosa contenuta nel libro dello stesso Roussel: il “Tour dei vizi” che costò a Virenque, a detta del Ds, ben 100.000 franchi. Se questo fatto getta ombre sulla moralità di Virenque, la goccia che fa traboccare il vaso fu senz'altro quello che successe nel 1998 con il caso denominato proprio “Affaire Festina” che costò alla formazione di Roussel l'allontanamento dalla corsa francese per doping. Sarà lo stesso Virenque a confessare, dopo 2 anni di negazioni e smentite di aver usato, proprio come tutti i compagni di squadra, prodotti proibiti somministrati dal massaggiatore Willy Voet. “Non avevo scelta” dichiarò il francese nell'ottobre del 2000 il quale aggiunse che nel mondo del ciclismo: “un ciclista è dopato solo nel momento in cui viene scoperto”. Una frase questa, drammaticamente attuale se pensiamo alla vicenda Contador e ai tanti, troppi, atleti sospetti che hanno avuto qualche stagione di celebrità sprofondando poi nel più completo anonimato. Fa riflettere il fatto che Virenque, dopo lo scandalo nel 1998, nonostante la palese gravità dello scandalo e il suo coinvolgimento diretto confermato da Roussel, partecipò senza clamore all'edizione successiva della Grande Boucle (insieme a diversi compagni ex Festina come Zulle e Dufaux) dove conquistò l'ennesima maglia a pois. Dopo la confessione di tentato doping, anziché gridare allo scandalo, i giudici lodarono Virenque per aver collaborato all'indagine e lo fermarono solo per 9 mesi nonostante il suo legale parlò allora di “sentenza molto severa”. Dal 2002 così, l'allora 33enne francese (che aveva la stessa età di Pantani durante l'ultima stagione disputata prima della morte) disputò altri 3 Tour de France conquistando altrettante vittorie di tappe e altre due maglie a pois che gli consentirono così di raggiungere il tanto agognato record di migliore scalatore al Tour di tutti i tempi. Almeno questo dicono i numeri, fortuna che la statistica non è una scienza esatta...

2 commenti:

Manuel (Ciclismo PST) ha detto...

Nel leggere "Massacro alla catena" il libro scritto dall'allora massaggiatore della Festina che venne pizzicato, penso che la Festina abbia superato anche la Telekom come fogna ciclistica ambulante.
Forse manco la US Postal ha raggiunto quei livelli. Oddio, se penso che nell'italiana Gewiss della prima metà degli anno '90 il dottore che dirigeva la "direzione sanitari" della squadra (direzione sanitaria, ma ci rendiamo conto?)era Ferrari, non è che noi italiani ci facessimo mancare niente.

filippo ha detto...

certo però che se Pantani non ha mai vinto una maglia a pois, c'è un pò da pensare..sui criteri di assegnazione..;)